L’uomo dal cuore troppo grande

Un giorno nacque un bambino con un cuore troppo grande. Il suo cuore era così grande, che durante la gestazione la madre soffriva ad ogni suo battito cardiaco, come se il bambino scalciasse in continuazione. Quando infine nacque, e il bimbo vide per la prima volta la luce, il suo cuore batté così forte che quello della madre si spense.

Il bambino dal cuore troppo grande giocava quasi sempre da solo. Perché i bambini del vicinato avevano paura del suo cuore, e lo prendevano in giro per la sua malformazione. Quando giocava a nascondino, era sempre il primo ad essere trovato, perché bastava seguire il suono del suo battito cardiaco per scoprire dove fosse nascosto.

Man mano che cresceva, il cuore diventava sempre più grande e ingombrante.  Ogni volta che conosceva una persona nuova, il suo cuore si ingrandiva, come se le nuove emozioni che provava crescessero in volume ad ogni nuova amicizia. Un giorno, a scuola, conobbe una ragazza dai capelli rossi: non aveva mai visto dei capelli così rossi e belli, e sentì il desiderio irrefrenabile di toccarli. Ma il suo cuore iniziò a battere così forte che la ragazza si voltò, spaventata, e lo rimproverò per il suo gesto.

Al ragazzo dal cuore troppo grande piaceva cantare. Perché così poteva cercare di coprire il rumore del suo cuore con la sua voce. Spesso le persone non lo ascoltavano veramente; dopo le prime frasi, cominciavano a distrarsi ascoltando il ritmo del suo cuore; e in pochi minuti nessuno era più interessato a quello che diceva, ma alle manifestazioni della sua anomalia.

Decise allora di nascondere il suo cuore; cercare di coprirlo con lana di vetro e gommapiuma, così da occultare anche il suono. Un giorno però incontrò un ragazzo, seduto su un muretto al margine della strada. Il ragazzo sembrava triste, e aveva gli occhi vuoti. Nelle mani teneva stretta una campana di bronzo, ma era rotta e non suonava più. Allora il ragazzo dal cuore troppo grande tolse il giustacuore dal petto e lasciò risuonare il suo cuore, e la campana iniziò a vibrare. Il ragazzo seduto sul muretto lo guardò, con una fulminea luce di speranza. E disse: “Ti prego, dimmi come posso fare per recuperare quello che ho perduto. Perché farei qualsiasi cosa per avere un pezzo di questa voce che mi accompagni lungo la mia strada.”

Allora il ragazzo dal cuore troppo grande, appesantito dal suo fardello che trascinava dietro da anni, si aprì il petto e staccò un pezzo del suo cuore per donarlo al ragazzo con la campana. Questi lo strinse tra le mani, lo guardò un’ultima volta, felice, e poi scappò via. Quell’unico sorriso fece di colpo crescere il suo cuore, che divenne ancora più grande di prima. Allora il ragazzo dal cuore troppo grande non sapeva se essere felice, perché aveva donato un pezzo del suo cuore, o essere triste, perché ne aveva ancora così tanto e non sapeva a chi donarlo.

Ormai adulto, il suo cuore era diventato così ingombrante che gli ostacolava i movimenti; era così grande e batteva così forte che tutta la parte sinistra del suo corpo ne risentiva, facendogli tremare la gamba sinistra, indebolendo il braccio, facendolo zoppicare e annebbiandogli la vista.

Il ragazzo dal cuore troppo grande non riusciva a lavorare. Aveva provato a dare una mano nella bottega del padre, ma tutti i clienti lo guardavano con sospetto e avevano paura di lui. Aveva lavorato qualche giorno in una stalla, ma poi lo mandarono via perché innervosiva i cavalli col suo battito cardiaco. Iniziò a lavorare come becchino al cimitero, ma dopo il primo funerale lo mandarono via, perché il battito del suo cuore disturbava la cerimonia.

Una volta passò la banda in città. Lui la seguì per tutte le strade, e prese a far battere il suo cuore al ritmo della grancassa. Il direttore della banda lo vide, e decise di prenderlo con sé come percussionista. Gli diede due piatti e gli insegnò a suonarli contando i suoi battiti cardiaci. Un giorno però, mentre suonavano nella piazza di una città molto lontana da casa sua, vide nella folla ai margini della strada una ragazza dai capelli rossi, e il suo cuore cominciò a battere così velocemente che si trovò in breve a suonare i piatti al doppio del ritmo degli altri. Quella sera, mentre mangiavano in un’osteria della città, il direttore lo sgridò pesantemente. Lui era triste, perché sentiva che quello non era più il suo posto. Quando lo disse al direttore, anche lui si rattristò, perché si era affezionato al ragazzo dal cuore troppo grande. Ma il ragazzo, prima di andarsene, prese un pezzo del suo cuore grande più del suo pugno e lo donò all’amico che era stato per lui come un secondo padre.

La mattina dopo, andò a cercare la ragazza dai capelli rossi. Quando la incontrò, mentre raccoglieva acqua dalla fontana, il cuore prese a battergli così forte che lei lo sentì arrivare a più di venti passi di distanza. Quando si voltò, il ragazzo dal cuore troppo grande vide che non era la stessa fanciulla che aveva conosciuto a scuola. Ma se ne innamorò perdutamente, e non riuscì più a scordare quegli occhi verdi.

Poiché non aveva più un lavoro, e nessuno in città voleva prenderlo in custodia, mendicò per le strade della città sconosciuta per anni, sempre in attesa di poter incrociare la ragazza dagli occhi verdi. Ma lei non lo guardava mai, né aveva mai posato una moneta nella sua ciotola di bronzo, e lui non riusciva ancora ad accettare che lei lo evitasse di proposito.

Per riuscire a mendicare qualche soldo, con cui pagarsi un pezzo di pane o della frutta, cantava le sue canzoni in piedi vicino alla fontana. Molti stavano lì a guardarlo per ore, stupefatti dalla sua voce possente. Altri continuavano ad ignorarlo, non ascoltando le sue parole ma riuscendo solo a notare la sua deformità. Un giorno, mentre cantava vicino alla fontana, vide la ragazza con gli occhi verdi uscire dalla sua bottega sotto braccio ad un ragazzo alto e dallo sguardo tagliente. Lui si sentì come trafitto dalla visione, e smise di cantare. Fu l’unico momento in cui la ragazza con gli occhi verdi lo guardò dritto in volto. E lui non seppe più trattenere la rabbia.

“Così solo adesso che interrompo il mio canto, solo adesso che il mio cuore smette di battere, tu senti la sua assenza. Solo adesso che rimango in silenzio senti la mancanza della mia voce, ed il nulla che ero per te diventa di colpo qualcosa. Solo adesso che hai distrutto il mio cuore, il mio cuore non è più così ingombrante da oscurarti la vista. E mentre io sono qui a sciogliere la mia deformità nella fontana, tu esci sotto braccio con quell’ometto, dal cuore così piccolo che è quasi impossibile vederlo. Ed io non so se provar rabbia o compassione.”

La ragazza dagli occhi verdi si voltò e corse via, indignata. Ma tutti quelli che avevano ascoltato il suo canto, nella piazza, la ignorarono e gli chiesero di riprendere a cantare. Lui scosse la testa, affranto, e disse che non sarebbe riuscito a cantare di nuovo, quella sera, e che invece sarebbe partito e andato via dalla città all’alba. Ma prima che tutti potessero andare via, delusi, li chiamò a sé con un ultimo sorriso, e ad ognuno donò un pezzo del suo cuore.

Al mattino, prese la sua sacca e si dissetò alla fontana, prima di uscire dalla città e cominciare il suo nuovo viaggio. Ma lungo la strada, mentre attraversava un bosco, si rese conto che qualcuno lo seguiva. Era ormai notte, e aveva paura, perché sapeva che non sarebbe riuscito a nascondersi. Decise allora di voltarsi e affrontare il suo inseguitore. E scoprì che dietro di lui c’era la ragazza dagli occhi verdi, che lo aveva seguito fin dal primo mattino. Il ragazzo dal cuore troppo grande non sapeva cosa dire; voleva forse chiederle scusa, o provare a dirle quello che non era mai riuscito a dirle. Ma il suo cuore batteva così forte che sicuramente avrebbe coperto la sua voce.

Lei lo guardò con i suoi occhi verdi pungenti, si avvicinò a lui, gli prese le mani e le strinse attorno ai propri fianchi; poi lo baciò, poggiando una mano sul suo petto, mentre il battito cardiaco del ragazzo disturbava il silenzio notturno del bosco.

Fecero l’amore sull’erba, mentre i grilli gridavano alla luna, e mentre lui le stringeva i lombi lei gli graffiava il petto, come se volesse aprirlo. “Voglio anch’io assaporare il tuo cuore, perché a lungo lo hai ostentato davanti a me, ma mai una volta hai osato offrirmelo”. Si chinò quindi su di lui e prese a mangiare il suo cuore, mentre il ragazzo dal cuore troppo grande sentiva finalmente di avere uno scopo nella sua inutile vita.

Rimasero nel bosco per mesi, ignorando il mondo esterno. Ed ogni giorno lei lo nutriva con bacche rosse e mirtilli, ed ogni notte lui lasciava che lei divorasse il suo cuore. Ma ogni giorno il suo cuore ricresceva sempre meno, tanto che cominciò a diminuire in volume. Il suo corpo, abituato ad un cuore più grande, non riusciva più a sostenersi. Il ragazzo dal cuore troppo grande iniziò ad indebolirsi, la sua mente iniziò ad annebbiarsi, e lui non riusciva più a capire le emozioni proprie e quelle degli altri.

Una mattina si svegliò; al suo fianco non c’era che una manciata di fragole, e in piedi, di spalle, vedeva la silhouette della ragazza dagli occhi verdi. Lei piangeva, guardandosi le mani. “Cosa ti rattrista, amore?”, le chiese. Lei si voltò, mostrando un pezzo di cuore grande quanto la sua testa, ancora grondante sangue. “Ho continuato a chiederti di mostrare il tuo amore, ho continuato a pretendere che soffrissi per esser certa che mi amassi. E ora ho in mano il tuo cuore, ma non so più cosa farmene.”

A quelle parole, il ragazzo dal cuore troppo grande si sentì stordito. Ripensò al ragazzo con la campana, ai suoi occhi tristi. E sentì di colpo di essere diventato come lui.

La ragazza dagli occhi verdi scomparve. Lasciò solo una grande chiazza di sangue, che imbrattò il giaciglio di fiori ed erba che era stata la loro casa per quei mesi. Ma da quel sangue crebbero nuovi germogli, piante rampicanti che iniziarono a stendersi sul terreno, con foglie rossicce a forma di cuore e spine acuminate intinte di vermiglio.

L’uomo dal cuore troppo grande riprese il suo viaggio. Arrivò nella città più grande del mondo, dove nessuno parlava o cantava per strada. Il frastuono per le strade era così alto che nessuno poteva sentire il battito del suo cuore. Ormai zoppo e quasi cieco, con un braccio immobilizzato e gli occhi spenti, l’uomo dal cuore troppo grande entrò in un teatro, mentre la gente si apprestava ad alzarsi perché lo spettacolo era appena finito. Zoppicando, salì sul palco, mentre il pubblico lo fissava, alcuni disgustati, altri semplicemente sorpresi; alcuni invece lo riconobbero, perché lo avevano sentito cantare tanto tempo fa sulla piazza della fontana.

Senza nemmeno presentarsi, l’uomo dal cuore troppo grande, ormai con un cuore troppo piccolo per poter tornare ad amare, iniziò il suo canto più triste, facendo risuonare la sua voce per tutta la sala. Tutti lo ascoltarono, esterrefatti; e di colpo, i loro cuori presero a battere tutti forte, all’unisono, facendo vibrare l’edificio come un’enorme campana di bronzo. L’uomo dal cuore troppo piccolo cantò a squarciagola: cantò dell’amore negato, cantò dell’amore distrutto, cantò dell’amore troppo grande da poterlo accettare, e del mondo troppo piccolo da poter sopportare un uomo dal cuore troppo grande. Cantò del suo cuore infranto, e della crepa lungo il torace, e della fine dei giorni. E prima che potesse finire di cantare, si accasciò a terra e non si rialzò più.

Quando salirono sul palco e lo voltarono, videro che il suo torace era vuoto, e non c’era più traccia del suo enorme cuore. C’è chi dice che in realtà, prima di morire, lo avesse donato tutto alle persone che lo ascoltavano, dando ad ognuno un piccolo pezzetto del suo cuore, e che ognuno dei presenti tornò a casa con un cuore un pochino più grande di prima. Ad ogni modo, fu così che l’uomo dal cuore troppo grande morì.

Qualche tempo dopo, il direttore della banda ricevette una lettera. Era del ragazzo con la campana, che aveva scoperto quali viaggi aveva intrapreso e quali persone aveva incontrato l’uomo che lo aveva aiutato tempo fa. Aveva scritto a tutte quelle persone, per incontrarsi tutti in un posto.

In una notte d’estate, la luna era piena e brillava alta nel cielo, si incontrarono nel bosco tutte le persone a cui il ragazzo dal cuore troppo grande aveva donato un pezzo di cuore: c’erano il ragazzo con la campana, il direttore della banda, gli uditori della piazza della fontana, il pubblico del teatro della sera in cui morì; ma anche i suoi amici, le persone che aveva incontrato per strada, tutte le persone a cui aveva donato un sorriso, e inconsapevolmente anche un pezzo del suo cuore. Infine, arrivò anche la ragazza con i capelli verdi.

Tutti insieme celebrarono il funerale dell’uomo dal cuore troppo grande. E ognuno portava con sé il pezzo di cuore che aveva ricevuto in dono. Ma di colpo si accorsero, e fu come essere trafitti da una freccia, che riunendo tutti i pezzi che avevano non riuscivano a ricomporre il cuore dell’uomo dal cuore troppo grande. E scoprirono insieme la bellezza e la condanna del dono che avevano ricevuto: perché ogni frammento del suo cuore bramava di riunirsi agli altri, come le gocce di mercurio che si fondono appena sono vicine; e ognuno, dal momento in cui aveva ricevuto il dono, aveva sentito la terribile mancanza di tutti gli altri frammenti di cuore. Ed ora che avevano la speranza di poterlo riunire, e porre fine alla loro malinconia, si accorsero che mancava l’ultimo frammento di cuore, e che mai avrebbero potuto colmare quella mancanza. Perché la fonte stessa di quel cuore era scomparsa per sempre.

Lì su quel prato di rovi, con le foglie a forma di cuore e le spine intinte di vermiglio, iniziarono a cantare tutti insieme il loro dolore. E si dice che da quel giorno non smisero mai, e che ognuno intraprese un proprio viaggio, e che si allontanarono per tutte le strade del mondo, continuando all’infinito a cercare e a cantare della mancanza e dell’amore dell’uomo dal cuore troppo grande.

[16 luglio 2010]

Legami nascosti

2egreti svelati su “L’uomo dal cuore troppo grande

  1. Grazie mille, decisamente troppo gentile! Sei una lettrice che dà molte soddisfazioni a un piccolo scrittorucolo narcisista come me. Grazie di nuovo!

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