Figlio dei ragni

In una cupa marea di nero
Un’ondata di morti, solo teschi
Solo teschi
al trono
mio giullare
Soltanto teschi
dorati dal mio sorriso
Il mio sorriso sanguina vomito
Il mio vomito è acido di ragno
I ragni mi hanno chiuso nella tela
Davanti alla foto in bianco e nero
del mio cadavere svestito, bianco
In una cupa marea di nero
immerso
Immerso in una cupa marea d’immenso
Allattato dagli amori della mia mamma
nella tela nera del mio stato vedovile
Incivilizzato e ricomposto
come un appiccicoso costume
Al mio trono di caramelle d’odio
e di languidi gelidi topini
Con i teschi
soltanto teschi
a pagare la mia sicurezza
Dormo cullato nel cesto
delle mele avvelenate
Con i vermi che mi accarezzano
il cordone ombelicale
sanguinante e strappato
soltanto teschi
e un piccolo scheletro di acciaio
il mio giullare
Piccole bare dei miei fratellini
nati e morti nello stesso momento
Tanti piccoli castelli di ossa
fuse tra di loro con l’acido del ragno
Il ragno, ora,
ha concluso la tela
mi guarda coi suoi occhi
e mi lecca la faccia
ha chiuso tutto il mio corpicino
in un nuovo feto
Il liquido in cui galleggio
è il suo acido misto al mio sangue
sta nutrendomi
attraverso il cordone ombelicale
con gli insetti che essa
uccide per se stessa, e con gli occhi chiusi
io dormo, dormo, dormo nella sua culla
il mio trono
circondato dai teschi
del mio essere umano.

[4 maggio 1996]

Legami nascosti

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