Questo assordante silenzio…

Mi spaventa molto. Pensare che dopo questo breve giro di giostra tutto scomparirà in un attimo, senza lasciare più traccia della sua presenza.

Non riesco a pensarci. E’ orribile. E’ orribile doversi portare dietro questo orrore silenzioso, impronunciabile; quest’angoscia di cui non potrai mai liberarti, di cui hai paura di parlare con chiunque – perché ti prenderebbero per pazzo, ti zittirebbero subito, non vorrebbero ascoltarti. Anzi, vorrebbero non averti mai ascoltato. 

Perché discorsi come questi portano solo paura; non danno soluzioni. Non c’è soluzione.

Ho paura. Come quando avevo nove anni e mio nonno era vicino alla fine dei suoi giorni. Ho paura; non riesco a capire. Non riesco a trovare una via d’uscita. Vorrei, vorrei con tutte le mie forze, ma non ce la faccio. Per quanto io possa studiare, cercare, arrovellarmi, non riuscirò a trovare una soluzione. Perché continuare a cercare, allora?

Per fortuna almeno a questa domanda c’è una risposta. Per fortuna, almeno questa risposta l’ho conquistata da tempo. Ma non sembra bastarmi, a volte. Non soddisfa questa enorme tristezza che m’invade e conquista la mia anima al pensiero di veder tutto sparire via: queste coperte, questi paesaggi, i miei amici, i sentimenti stessi che ho provato, la musica, i ricordi, le foglie degli alberi, i passi lungo la strada, il viaggio, la sorpresa, i baci, la paura di far tardi, il sapore del tè, le pagine di un libro, le storie mai finite, le storie mai iniziate, le aspettative per il futuro, le ansie per il presente. E tutto l’amore, l’amore, l’amore che inonda ogni manifestazione di vita, nelle sue infinite e assurde forme.

Prima o poi spariremo. Uno alla volta, e poi infine tutti quanti. Prima o poi spariremo, e forse non rimarrà più nemmeno una coscienza a popolare questo cosmo vuoto. Prima o poi il cervello smetterà di reagire e la mente inizierà a scollegare i cavi del controllo uno dopo l’altro. Ed i pensieri non saranno più formulabili, la semiosi finirà, non sarà più possibile alcun tipo di comunicazione.

Perché? Perché non riusciamo a costruire almeno un singolo codice di segni utilizzabile da morti? Perché dobbiamo sparire nel nulla come se non fossimo mai esistiti? Cos’è quest’esistenza, così sfuggevole da diventare invisibile, sottile a tal punto da sembrar nulla, da sparire come l’orizzonte nella nebbia.

O forse nulla, il nulla stesso, l’estremo orizzonte degli eventi, su cui tutte le esistenze si schiacciano fino a diventare uno strato di spessore subatomico che si estende all’infinito. Ed il tempo che da attimo diventa secondo e poi ora, e poi eterno. Oh, dio, l’eternità: il più grande e terrificante abisso.

Chi può volere l’eternità, se è eterna stasi? Chi può inventare un mondo così alla rovescia, in cui l’essere è un mero accidente e la morte ha durata infinita?

Tutto questo non ha una logica… neanche una logica ad insiemi sfocati. Eppure agli occhi del pensante, l’universo non sembra casualità né accidente. E aldilà di ogni teoria antropica: ci sarà pure un motivo…

Legami nascosti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.