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	<title>istantanee e nascondigli</title>
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	<description>nascondersi in piena vista ::: arp</description>
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		<title>Sipario</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:06:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Basta. Non ha senso. Sono intrappolato nel mio stesso labirinto. Sono io che ho costruito questo gioco, e non posso più far finta di non odiarne le regole. Ogni nuovo tentativo di confessione è una nuova trappola, un nuovo nascondiglio che mi occulta agli occhi degli altri.
L&#8217;attore è salito sul palco ubriaco. Il pubblico non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta. Non ha senso. Sono intrappolato nel mio stesso labirinto. Sono io che ho costruito questo gioco, e non posso più far finta di non odiarne le regole. Ogni nuovo tentativo di confessione è una nuova trappola, un nuovo nascondiglio che mi occulta agli occhi degli altri.</p>
<p>L&#8217;attore è salito sul palco ubriaco. Il pubblico non se ne accorge. Lui è lì, che li fissa, terrorizzato. Sapendo che non potranno mai capire il suo dolore. Loro lo guardano, in attesa della sua prima battuta. Allora l&#8217;attore comincia la sua scena, per rompere il ghiaccio. Gli avventori iniziano a ridere, quelli in prima fila guardano attenti le sue espressioni. Poi lui non ce la fa più, si ferma. Confessa il suo amore perduto. Tutti rimangono in silenzio, in attesa della prossima battuta. Ma lui li guarda, prima irritato, poi furente. Ma non capite, grida, non capite? E il pubblico rimane in ascolto, affascinato dai suoi gesti e dalla sua voce. E&#8217; proprio un bravo attore, mormorano tra loro, e assistono ammaliati al suo spettacolo. Ma l&#8217;attore ora è in lacrime, li aggredisce con le sue parole; eppure nessuno riesce a capire, nessuno si accorge che è da tempo uscito dalla finzione scenica. Ma non capite, grida, non capite? Salta per tutto il palco, si aggrappa alla tela rossa del sipario con le unghie, cerca di strapparla coi denti, batte coi pugni sui bordi del proscenio, eppure non riesce più a scendere: non riesce più a dare un senso al mondo aldilà di quella linea; né gli avventori riescono a vedere aldilà della finzione. L&#8217;attore grida, si dispera. Ma sa che non c&#8217;è più soluzione. Allora prende la corda che lega il sipario, la stringe stretta al collo, e poi fa cenno al gobbo di aprire la botola sotto i suoi piedi. Mentre strabuzza gli occhi e i suoi piedi ondeggiano nel vuoto, il pubblico si alza, dedicandogli una commossa standing ovation.</p>
<p>Sipario.</p>
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		<title>Nothing ever changes</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 13:52:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutto crolla al minimo tocco
Gli occhi s&#8217;infrangono
come vetro
in mille lacrime
Non posso più fermarle
Non posso più fermarle
Non posso più dire chi sono veramente,
a nessuno.
Morirò dietro la mia maschera
di narcisismo e idolatria,
incapace di rendere al mondo
tutto l&#8217;amore che ho ricevuto
Sono solo
Per mia
fottutissima
scelta
Per mia autocrocifissione
E adesso potete anche sparire
è tornato il clown, gira con un&#8217;accetta
in mano
e cammina sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto crolla al minimo tocco<br />
Gli occhi s&#8217;infrangono<br />
come vetro<br />
in mille lacrime</p>
<p>Non posso più fermarle<br />
Non posso più fermarle<br />
Non posso più dire chi sono veramente,<br />
a nessuno.</p>
<p>Morirò dietro la mia maschera<br />
di narcisismo e idolatria,<br />
incapace di rendere al mondo<br />
tutto l&#8217;amore che ho ricevuto</p>
<p>Sono solo</p>
<p>Per mia<br />
fottutissima<br />
scelta</p>
<p>Per mia autocrocifissione</p>
<p>E adesso potete anche sparire<br />
è tornato il clown, gira con un&#8217;accetta<br />
in mano<br />
e cammina sulla fune<br />
Taglierà la sua testa prima di<br />
toccare terra</p>
<p>Bruciate la carta<br />
da parati<br />
sulla mia pelle</p>
<p>ma mentre la colla si scioglie<br />
anche la mia pelle si scioglie</p>
<p>mentre la parete si apre,<br />
finalmente<br />
anche il mio corpo si dissolve</p>
<p>La verità<br />
è lo spiraglio di luce<br />
mentre la botola di piombo si apre<br />
e la lampadina esplode</p>
<p>La verità è l&#8217;unico attimo eterno di distruzione<br />
La verità è non essere</p>
<p>Non<br />
essere.</p>
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		<title>L&#8217;uomo dal cuore troppo grande</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 21:41:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno nacque un bambino con un cuore troppo grande. Il suo cuore era così grande, che durante la gestazione la madre soffriva ad ogni suo battito cardiaco, come se il bambino scalciasse in continuazione. Quando infine nacque, e il bimbo vide per la prima volta la luce, il suo cuore batté così forte che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giorno nacque un bambino con un cuore troppo grande. Il suo cuore era così grande, che durante la gestazione la madre soffriva ad ogni suo battito cardiaco, come se il bambino scalciasse in continuazione. Quando infine nacque, e il bimbo vide per la prima volta la luce, il suo cuore batté così forte che quello della madre si spense.</p>
<p>Il bambino dal cuore troppo grande giocava quasi sempre da solo. Perché i bambini del vicinato avevano paura del suo cuore, e lo prendevano in giro per la sua malformazione. Quando giocava a nascondino, era sempre il primo ad essere trovato, perché bastava seguire il suono del suo battito cardiaco per scoprire dove fosse nascosto.</p>
<p>Man mano che cresceva, il cuore diventava sempre più grande e ingombrante.  Ogni volta che conosceva una persona nuova, il suo cuore si ingrandiva, come se le nuove emozioni che provava crescessero in volume ad ogni nuova amicizia. Un giorno, a scuola, conobbe una ragazza dai capelli rossi: non aveva mai visto dei capelli così rossi e belli, e sentì il desiderio irrefrenabile di toccarli. Ma il suo cuore iniziò a battere così forte che la ragazza si voltò, spaventata, e lo rimproverò per il suo gesto.</p>
<p>Al ragazzo dal cuore troppo grande piaceva cantare. Perché così poteva cercare di coprire il rumore del suo cuore con la sua voce. Spesso le persone non lo ascoltavano veramente; dopo le prime frasi, cominciavano a distrarsi ascoltando il ritmo del suo cuore; e in pochi minuti nessuno era più interessato a quello che diceva, ma alle manifestazioni della sua anomalia.</p>
<p>Decise allora di nascondere il suo cuore; cercare di coprirlo con lana di vetro e gommapiuma, così da occultare anche il suono. Un giorno però incontrò un ragazzo, seduto su un muretto al margine della strada. Il ragazzo sembrava triste, e aveva gli occhi vuoti. Nelle mani teneva stretta una campana di bronzo, ma era rotta e non suonava più. Allora il ragazzo dal cuore troppo grande tolse il giustacuore dal petto e lasciò risuonare il suo cuore, e la campana iniziò a vibrare. Il ragazzo seduto sul muretto lo guardò, con una fulminea luce di speranza. E disse: &#8220;Ti prego, dimmi come posso fare per recuperare quello che ho perduto. Perché farei qualsiasi cosa per avere un pezzo di questa voce che mi accompagni lungo la mia strada.&#8221;</p>
<p>Allora il ragazzo dal cuore troppo grande, appesantito dal suo fardello che trascinava dietro da anni, si aprì il petto e staccò un pezzo del suo cuore per donarlo al ragazzo con la campana. Questi lo strinse tra le mani, lo guardò un&#8217;ultima volta, felice, e poi scappò via. Quell&#8217;unico sorriso fece di colpo crescere il suo cuore, che divenne ancora più grande di prima. Allora il ragazzo dal cuore troppo grande non sapeva se essere felice, perché aveva donato un pezzo del suo cuore, o essere triste, perché ne aveva ancora così tanto e non sapeva a chi donarlo.</p>
<p>Ormai adulto, il suo cuore era diventato così ingombrante che gli ostacolava i movimenti; era così grande e batteva così forte che tutta la parte sinistra del suo corpo ne risentiva, facendogli tremare la gamba sinistra, indebolendo il braccio, facendolo zoppicare e annebbiandogli la vista.</p>
<p>Il ragazzo dal cuore troppo grande non riusciva a lavorare. Aveva provato a dare una mano nella bottega del padre, ma tutti i clienti lo guardavano con sospetto e avevano paura di lui. Aveva lavorato qualche giorno in una stalla, ma poi lo mandarono via perché innervosiva i cavalli col suo battito cardiaco. Iniziò a lavorare come becchino al cimitero, ma dopo il primo funerale lo mandarono via, perché il battito del suo cuore disturbava la cerimonia.</p>
<p>Una volta passò la banda in città. Lui la seguì per tutte le strade, e prese a far battere il suo cuore al ritmo della grancassa. Il direttore della banda lo vide, e decise di prenderlo con sé come percussionista. Gli diede due piatti e gli insegnò a suonarli contando i suoi battiti cardiaci. Un giorno però, mentre suonavano nella piazza di una città molto lontana da casa sua, vide nella folla ai margini della strada una ragazza dai capelli rossi, e il suo cuore cominciò a battere così velocemente che si trovò in breve a suonare i piatti al doppio del ritmo degli altri. Quella sera, mentre mangiavano in un&#8217;osteria della città, il direttore lo sgridò pesantemente. Lui era triste, perché sentiva che quello non era più il suo posto. Quando lo disse al direttore, anche lui si rattristò, perché si era affezionato al ragazzo dal cuore troppo grande. Ma il ragazzo, prima di andarsene, prese un pezzo del suo cuore grande più del suo pugno e lo donò all&#8217;amico che era stato per lui come un secondo padre.</p>
<p>La mattina dopo, andò a cercare la ragazza dai capelli rossi. Quando la incontrò, mentre raccoglieva acqua dalla fontana, il cuore prese a battergli così forte che lei lo sentì arrivare a più di venti passi di distanza. Quando si voltò, il ragazzo dal cuore troppo grande vide che non era la stessa fanciulla che aveva conosciuto a scuola. Ma se ne innamorò perdutamente, e non riuscì più a scordare quegli occhi verdi.</p>
<p>Poiché non aveva più un lavoro, e nessuno in città voleva prenderlo in custodia, mendicò per le strade della città sconosciuta per anni, sempre in attesa di poter incrociare la ragazza dagli occhi verdi. Ma lei non lo guardava mai, né aveva mai posato una moneta nella sua ciotola di bronzo, e lui non riusciva ancora ad accettare che lei lo evitasse di proposito.</p>
<p>Per riuscire a mendicare qualche soldo, con cui pagarsi un pezzo di pane o della frutta, cantava le sue canzoni in piedi vicino alla fontana. Molti stavano lì a guardarlo per ore, stupefatti dalla sua voce possente. Altri continuavano ad ignorarlo, non ascoltando le sue parole ma riuscendo solo a notare la sua deformità. Un giorno, mentre cantava vicino alla fontana, vide la ragazza con gli occhi verdi uscire dalla sua bottega sotto braccio ad un ragazzo alto e dallo sguardo tagliente. Lui si sentì come trafitto dalla visione, e smise di cantare. Fu l&#8217;unico momento in cui la ragazza con gli occhi verdi lo guardò dritto in volto. E lui non seppe più trattenere la rabbia.</p>
<p>&#8220;Così solo adesso che interrompo il mio canto, solo adesso che il mio cuore smette di battere, tu senti la sua assenza. Solo adesso che rimango in silenzio senti la mancanza della mia voce, ed il nulla che ero per te diventa di colpo qualcosa. Solo adesso che hai distrutto il mio cuore, il mio cuore non è più così ingombrante da oscurarti la vista. E mentre io sono qui a sciogliere la mia deformità nella fontana, tu esci sotto braccio con quell&#8217;ometto, dal cuore così piccolo che è quasi impossibile vederlo. Ed io non so se provar rabbia o compassione.&#8221;</p>
<p>La ragazza dagli occhi verdi si voltò e corse via, indignata. Ma tutti quelli che avevano ascoltato il suo canto, nella piazza, la ignorarono e gli chiesero di riprendere a cantare. Lui scosse la testa, affranto, e disse che non sarebbe riuscito a cantare di nuovo, quella sera, e che invece sarebbe partito e andato via dalla città all&#8217;alba. Ma prima che tutti potessero andare via, delusi, li chiamò a sé con un ultimo sorriso, e ad ognuno donò un pezzo del suo cuore.</p>
<p>Al mattino, prese la sua sacca e si dissetò alla fontana, prima di uscire dalla città e cominciare il suo nuovo viaggio. Ma lungo la strada, mentre attraversava un bosco, si rese conto che qualcuno lo seguiva. Era ormai notte, e aveva paura, perché sapeva che non sarebbe riuscito a nascondersi. Decise allora di voltarsi e affrontare il suo inseguitore. E scoprì che dietro di lui c&#8217;era la ragazza dagli occhi verdi, che lo aveva seguito fin dal primo mattino. Il ragazzo dal cuore troppo grande non sapeva cosa dire; voleva forse chiederle scusa, o provare a dirle quello che non era mai riuscito a dirle. Ma il suo cuore batteva così forte che sicuramente avrebbe coperto la sua voce.</p>
<p>Lei lo guardò con i suoi occhi verdi pungenti, si avvicinò a lui, gli prese le mani e le strinse attorno ai propri fianchi; poi lo baciò, poggiando una mano sul suo petto, mentre il battito cardiaco del ragazzo disturbava il silenzio notturno del bosco.</p>
<p>Fecero l&#8217;amore sull&#8217;erba, mentre i grilli gridavano alla luna, e mentre lui le stringeva i lombi lei gli graffiava il petto, come se volesse aprirlo. &#8220;Voglio anch&#8217;io assaporare il tuo cuore, perché a lungo lo hai ostentato davanti a me, ma mai una volta hai osato offrirmelo&#8221;. Si chinò quindi su di lui e prese a mangiare il suo cuore, mentre il ragazzo dal cuore troppo grande sentiva finalmente di avere uno scopo nella sua inutile vita.</p>
<p>Rimasero nel bosco per mesi, ignorando il mondo esterno. Ed ogni giorno lei lo nutriva con bacche rosse e mirtilli, ed ogni notte lui lasciava che lei divorasse il suo cuore. Ma ogni giorno il suo cuore ricresceva sempre meno, tanto che cominciò a diminuire in volume. Il suo corpo, abituato ad un cuore più grande, non riusciva più a sostenersi. Il ragazzo dal cuore troppo grande iniziò ad indebolirsi, la sua mente iniziò ad annebbiarsi, e lui non riusciva più a capire le emozioni proprie e quelle degli altri.</p>
<p>Una mattina si svegliò; al suo fianco non c&#8217;era che una manciata di fragole, e in piedi, di spalle, vedeva la silhouette della ragazza dagli occhi verdi. Lei piangeva, guardandosi le mani. &#8220;Cosa ti rattrista, amore?&#8221;, le chiese. Lei si voltò, mostrando un pezzo di cuore grande quanto la sua testa, ancora grondante sangue. &#8220;Ho continuato a chiederti di mostrare il tuo amore, ho continuato a pretendere che soffrissi per esser certa che mi amassi. E ora ho in mano il tuo cuore, ma non so più cosa farmene.&#8221;</p>
<p>A quelle parole, il ragazzo dal cuore troppo grande si sentì stordito. Ripensò al ragazzo con la campana, ai suoi occhi tristi. E sentì di colpo di essere diventato come lui.</p>
<p>La ragazza dagli occhi verdi scomparve. Lasciò solo una grande chiazza di sangue, che imbrattò il giaciglio di fiori ed erba che era stata la loro casa per quei mesi. Ma da quel sangue crebbero nuovi germogli, piante rampicanti che iniziarono a stendersi sul terreno, con foglie rossicce a forma di cuore e spine acuminate intinte di vermiglio.</p>
<p>L&#8217;uomo dal cuore troppo grande riprese il suo viaggio. Arrivò nella città più grande del mondo, dove nessuno parlava o cantava per strada. Il frastuono per le strade era così alto che nessuno poteva sentire il battito del suo cuore. Ormai zoppo e quasi cieco, con un braccio immobilizzato e gli occhi spenti, l&#8217;uomo dal cuore troppo grande entrò in un teatro, mentre la gente si apprestava ad alzarsi perché lo spettacolo era appena finito. Zoppicando, salì sul palco, mentre il pubblico lo fissava, alcuni disgustati, altri semplicemente sorpresi; alcuni invece lo riconobbero, perché lo avevano sentito cantare tanto tempo fa sulla piazza della fontana.</p>
<p>Senza nemmeno presentarsi, l&#8217;uomo dal cuore troppo grande, ormai con un cuore troppo piccolo per poter tornare ad amare, iniziò il suo canto più triste, facendo risuonare la sua voce per tutta la sala. Tutti lo ascoltarono, esterrefatti; e di colpo, i loro cuori presero a battere tutti forte, all&#8217;unisono, facendo vibrare l&#8217;edificio come un&#8217;enorme campana di bronzo. L&#8217;uomo dal cuore troppo piccolo cantò a squarciagola: cantò dell&#8217;amore negato, cantò dell&#8217;amore distrutto, cantò dell&#8217;amore troppo grande da poterlo accettare, e del mondo troppo piccolo da poter sopportare un uomo dal cuore troppo grande. Cantò del suo cuore infranto, e della crepa lungo il torace, e della fine dei giorni. E prima che potesse finire di cantare, si accasciò a terra e non si rialzò più.</p>
<p>Quando salirono sul palco e lo voltarono, videro che il suo torace era vuoto, e non c&#8217;era più traccia del suo enorme cuore. C&#8217;è chi dice che in realtà, prima di morire, lo avesse donato tutto alle persone che lo ascoltavano, dando ad ognuno un piccolo pezzetto del suo cuore, e che ognuno dei presenti tornò a casa con un cuore un pochino più grande di prima. Ad ogni modo, fu così che l&#8217;uomo dal cuore troppo grande morì.</p>
<p>Qualche tempo dopo, il direttore della banda ricevette una lettera. Era del ragazzo con la campana, che aveva scoperto quali viaggi aveva intrapreso e quali persone aveva incontrato l&#8217;uomo che lo aveva aiutato tempo fa. Aveva scritto a tutte quelle persone, per incontrarsi tutti in un posto.</p>
<p>In una notte d&#8217;estate, la luna era piena e brillava alta nel cielo, si incontrarono nel bosco tutte le persone a cui il ragazzo dal cuore troppo grande aveva donato un pezzo di cuore: c&#8217;erano il ragazzo con la campana, il direttore della banda, gli uditori della piazza della fontana, il pubblico del teatro della sera in cui morì; ma anche i suoi amici, le persone che aveva incontrato per strada, tutte le persone a cui aveva donato un sorriso, e inconsapevolmente anche un pezzo del suo cuore. Infine, arrivò anche la ragazza con i capelli verdi.</p>
<p>Tutti insieme celebrarono il funerale dell&#8217;uomo dal cuore troppo grande. E ognuno portava con sé il pezzo di cuore che aveva ricevuto in dono. Ma di colpo si accorsero, e fu come essere trafitti da una freccia, che riunendo tutti i pezzi che avevano non riuscivano a ricomporre il cuore dell&#8217;uomo dal cuore troppo grande. E scoprirono insieme la bellezza e la condanna del dono che avevano ricevuto: perché ogni frammento del suo cuore bramava di riunirsi agli altri, come le gocce di mercurio che si fondono appena sono vicine; e ognuno, dal momento in cui aveva ricevuto il dono, aveva sentito la terribile mancanza di tutti gli altri frammenti di cuore. Ed ora che avevano la speranza di poterlo riunire, e porre fine alla loro malinconia, si accorsero che mancava l&#8217;ultimo frammento di cuore, e che mai avrebbero potuto colmare quella mancanza. Perché la fonte stessa di quel cuore era scomparsa per sempre.</p>
<p>Lì su quel prato di rovi, con le foglie a forma di cuore e le spine intinte di vermiglio, iniziarono a cantare tutti insieme il loro dolore. E si dice che da quel giorno non smisero mai, e che ognuno intraprese un proprio viaggio, e che si allontanarono per tutte le strade del mondo, continuando all&#8217;infinito a cercare e a cantare della mancanza e dell&#8217;amore dell&#8217;uomo dal cuore troppo grande.</p>
<p>[16 luglio 2010]</p>
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		<title>Ora ricordo la Rivoluzione&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 10:33:29 +0000</pubDate>
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Un tempo bastava che il barone venisse da queste parti a dire che andrà tutto a posto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono sicuro di quello che sta succedendo. Abbiamo appena sfondato il primo blocco della polizia, stiamo andando avanti per la nostra strada. Ma da quando i miei vicini di casa sono diventati così riottosi? Ah, sì, adesso ricordo:</p>
<p>Un tempo bastava che il barone venisse da queste parti a dire che andrà tutto a posto, e tutti ci credevano. D&#8217;altronde, la sua reggia era bella, e splendente, e c&#8217;erano sempre tante belle donnine in vesti colorate che volteggiavano per il patio con brocche di vino colme, e tutti brindavano e ridevano ed erano felici; felici più di quanto uno qualsiasi di noi potesse mai essere.</p>
<p>Poi ci hanno riso in faccia quando c&#8217;è crollata addosso tutta la città. Tutti i mattoni si sono separati, e sono scappati e sono scoppiati, e le travi di cemento si sono squarciate come tela marcia, e loro ridevano. Hai visto? dicevano, Sti stronzi non hanno più una casa. Che bello, dicevano, che bello: ora potremo farci tanti soldi sul sangue di sti poveracci.</p>
<p>E la televisione ripeteva che il barone avrebbe aiutato tutti; avrebbe distribuito doni e caramelle, e nessuno avrebbe più pianto. Non mi ricordavo da quanto non piangevo più così. E quando sei a pezzi e vedi tutte le persone a cui hai voluto bene uccise da assassini nascosti nel buio, intoccabili e ben pagati per il loro crimine, hai davvero tanto tanto bisogno di uno che ti dica che è tutto a posto, e che lui ti sarà vicino e ti aiuterà a superare tutto.</p>
<p>Io ci avevo creduto. E non ero il solo. Poi ho cominciato a sentire puzza di merda quando non ci permettevano di girare liberi tra le macerie della nostra stessa città; quando ho visto tanti operai lavorare con dovizia su un&#8217;unica strada, abbandonando tutto il resto; quando ho visto le ricostruzioni di facciata, su quell&#8217;unica strada per la quale sarebbero passati i potenti del mondo. E mi tornava in mente mio nonno che mi raccontava di Mussolini che faceva girare quattro volte gli stessi carri armati, per far vedere al suo amico Adolf che ce l&#8217;aveva duro, come dice qualcuno più al nord di questa fogna di paese.</p>
<p>In quattro e quattr&#8217;otto i porci in cravatta e smoking si sono spartiti i soldi della ricostruzione; in un attimo è tutto volato via come se niente fosse: i piagnistei delle show-girls, lo sdegno dei conduttori televisivi, le promesse degli sciacalli eletti dal popolo a rappresentare la Sacrosanta Verità col Manganello e le Mitragliatrici.</p>
<p>In un breve giro di valzer siamo diventati scomodi, incontentabili, rompicoglioni, disturbatori della quiete. Le carriole erano cosa di cui non parlare, la gente non si sa che va cercando, così dicevano, noi gli abbiamo fatto tutto, ma questi terroni non capiscono un cazzo e non vogliono sollevarsi dalla feccia in cui sono. Perché se le cose le vuoi fare devi farle come vogliono loro: o gli fai ricostruire una metropoli futuristica distruggendo i secoli di storia del territorio e facendo lucrare la cricca di maiali loro amici o sei solo un ostruzionista.</p>
<p>Abbiamo mangiato la scorzonera, fino ad aver la nausea e a non sopportar più lo stimolo del vomito. Siamo arrivati in cinquemila in una piazza. Forse convinti che ci fosse ancora uno stato civile. Ripensavo a mio nonno che mi diceva di Mussolini; quando tutti erano felici. Allora se non eravamo felici vuol dire che eravamo ancora liberi. Poi ho capito che eravamo diventati solo nemici: ci eravamo permessi di uscire dalle recinzioni invisibili del regime, ed eravamo quindi solo nemici. In un unico fasciocco di sterpi da bruciare, insieme agli sporchi africani, ai rumeni assassini, ai comunisti mangiabambini, agli operai ignoranti, agli elettori coglioni, agli insegnanti incapaci, agli impiegati fannulloni, ai pensionati inutili, ai disoccupati nullafacenti, ai trentenni bambinoni che non vogliono crescere, ai medici della sanità pubblica, agli studenti sognatori e teste calde, agli atei ammazzafeti, ai pro-eutanasia, ai drogati, ai froci, ai transessuali, ai black blocks, ai manifestanti violenti, agli anti-giottini, ai Carlo Giuliani, ai Baleno, agli Stefano Cucchi, ai Paolo Rossi, alle Giorgiana Masi, agli anarchici defenestrati, ai ribelli senza armi e senza più voce.</p>
<p>In un attimo i manganelli hanno preso il posto della rabbia; in un attimo abbiamo capito che il monopolio della forza non stava più difendendo la democrazia, che dovrebbe essere del popolo. Quei manganelli stavano solo difendendo le ville dei potenti. I maiali nel loro porcile di diamante si son costruiti una recinzione di fucili, e nessuno si può più avvicinare a disturbare le loro orgie.</p>
<p>Un maiale si alza in piedi, in un semicerchio di poltrone di pelle rossa occupate da altri maiali in giacca e cravatta. Il maiale dice che ce lo siamo meritati, che siamo solo fogna, che i terroni e i plebei non devono permettersi di parlare, o di venire a disturbare l&#8217;ozio dei politici e delle istituzioni. Che bisogna stare zitti e quieti, e che è tutto nelle loro possenti mani, e noi non ne siamo più proprietari. Ci ha detto che non gliene frega un cazzo dei morti, passati o futuri; perché tanto siamo già tutti morti, e la vita di un plebeo non vale un cazzo.</p>
<p>Siamo qui, abbiamo sfondato il secondo blocco della polizia. Il mio vicino di casa, che mi guardava sempre brutto perché vestivo strano e uscivo con gli zingari, adesso è davanti a me con una trave di legno a cercare di sfondare, insieme ad altri tre, la prima recinzione esterna che difende Palazzo Chigi. Come ci siamo arrivati a questo punto? Com&#8217;è possibile che gente così pacifica e quieta, che non ha mai protestato anche quando fucilavano la gente in piazza o rinchiudevano gli immigrati in caserma per pestarli a sangue, ora si ritrovi qui in piazza, pronto ad infilare la testa di un ministro o di un presidente qualsiasi su un forcone? Sì, ora ricordo. Ora ricordo…</p>
<p>[11 luglio 2010]</p>
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		<title>Baby Oh</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 18:30:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ti ho vista uccidere cadaveri
in Piccadilly Circus
con quella troia della regina
deflorata da un gorilla in via Morgue
   Ci siamo detti:
   “Tornerò”
Inutile, non tornerai mai, non è una tua scelta
Baby, non puoi decidere tu
	Il Master è un altro
Baby, non puoi decidere tu
	Il Gioco è finito
Baby, Baby Oh,
	sei fuori dal gioco
Ti ho vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ho vista uccidere cadaveri<br />
in Piccadilly Circus<br />
con quella troia della regina<br />
deflorata da un gorilla in via Morgue<br />
   Ci siamo detti:<br />
   “Tornerò”<br />
Inutile, non tornerai mai, non è una tua scelta<br />
Baby, non puoi decidere tu<br />
	Il Master è un altro<br />
Baby, non puoi decidere tu<br />
	Il Gioco è finito<br />
Baby, Baby Oh,<br />
	sei fuori dal gioco</p>
<p>Ti ho vista uccidere cadaveri<br />
in Elm Street<br />
Ti ho vista con la regina che batteva sui viali<br />
Con Chirac che sputava l’ultimo dente<br />
Con le cartoline di isole vulcaniche sbiadite<br />
(le isole, non le cartoline)<br />
Ti ho vista che cercavi di prendere<br />
una mela dalla bocca di una donna<br />
	Ti ho vista<br />
	e ho cercato di capire<br />
Ti ho lanciato una mela in bocca<br />
	ed ora può anche finire</p>
<p>Chiudi gli occhi, Baby<br />
dovrò chiuderli anch’io<br />
Chiudi gli occhi, Baby Oh<br />
cercherò di fare tabula rasa<br />
Baby Oh, Baby Oh<br />
cancellerò tutto<br />
Baby Oh<br />
Baby<br />
Baby Oh</p>
<p>[19 febbraio 1997]</p>
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		<title>23 maggio 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 21:01:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono sul treno per Modena, quasi non speravo più di riuscire a prenderlo. Dovrei essere in teatro per le sette, e rischio di saltare le prove finali. Speriamo che vada tutto bene!
Come stai? Volevo ringraziarti per la notizia. Ti sto scrivendo prima di tutto per questo, e perché non riesco ad aspettare il viaggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sul treno per Modena, quasi non speravo più di riuscire a prenderlo. Dovrei essere in teatro per le sette, e rischio di saltare le prove finali. Speriamo che vada tutto bene!<br />
Come stai? Volevo ringraziarti per la notizia. Ti sto scrivendo prima di tutto per questo, e perché non riesco ad aspettare il viaggio di ritorno per esprimere le mie emozioni, anche se solo su carta. D’altronde, lo sai, non sono mai stato bravo a nascondere quel che provo. Faccio l’attore anche per questo.<br />
Enrico dev’essere felicissimo. Son sicuro che sta saltellando di gioia, come quando ti ha chiesto di sposarlo. Non posso crederci&#8230;</p>
<p>So perché la voce ti tremava, al telefono. E non era solo l’emozione, o la stanchezza. So che avevi paura di ferirmi; lo so perché hai messo sempre avanti la felicità degli altri alla tua. Ricordo ancora le tue lacrime, tre anni fa, quando mi dicesti: “Ti prego, non odiarmi”. Io ero troppo perso nelle mie tenebre personali per poterti rispondere. Ma voglio farlo adesso, prima che tu possa chiedertelo di nuovo.<br />
Io non potrò mai odiarti. Ti ho amato troppo per poter mai dimenticare il mio amore.</p>
<p>So che forse non dovrei scriverti queste cose. So che non dovrei permettermi di dirti nulla, o turbare la tua vita. Ma ho bisogno di dirti tutto prima che svanisca anche quest’ultima occasione. </p>
<p>Una volta il sole era alto sopra di noi, e sembrava non dovesse piovere mai. Ma non sei stata tu a portare le nuvole, sono stato io. Una volta mi bastava stringerti le mani per capire come stavi; mi bastava guardarti negli occhi per spegnere ogni dubbio. Eri le fondamenta stesse della mia esistenza&#8230; Ma son stato capace di distruggere tutto; di disperdere il tuo amore come sabbia al vento, e perdere il dono più prezioso per paura di lasciarlo sfuggire dalle mie mani.<br />
Ti ho portata al limite; ti ho fatta soffrire solo per mettere alla prova il tuo amore. Ho iniziato a schivare i tuoi occhi per paura di perdere i miei. E infine avevo paura di guardarvi dentro e scoprire che tutto il tuo amore per me era naufragato in un mare di lacrime.<br />
A novembre faceva così freddo che avrei voluto infilarmi il becco nel petto per nutrirti col mio sangue. La paura di perderti era riuscita infine a superare il mio vittimismo. Ma non basta un ragazzo a superare il freddo di certi inverni. E’ arrivata la neve, bianca, a coprire tutto. Nulla più respirava, tutto era silenzio. Io mi sentivo solo, e non mi rendevo conto di quanto lo fossi tu. Ero poco più di un’ombra sul tuo divano che cercava di parlarti per impedirti di dormire. Ci siamo ritrovati estranei seduti allo stesso tavolino, intrappolati dalle nostre abitudini quotidiane. Nulla aveva più il senso di prima, neanche i “ti amo” detti per riempire il silenzio o i baci dati sull’uscio. Nulla sembrava poter superare le protezioni in gommapiuma attorno alle nostre anime. C’eravamo già fatti così male da costruire delle difese immunitarie l’uno contro l’altro. Abbastanza resistenti da renderci sconosciuti e fintamente inconsapevoli.<br />
Mi sono detto che non ti sono stato abbastanza vicino. Che avrei dovuto fare di più per te. Ma ogni volta che ci ho provato ho combinato solo casini; a quanto pare non sono capace di far star bene le persone. Per un periodo non ho fatto altro che appesantire il tuo cuore e ostacolare i tuoi passi; ti ho legato a me con catene pesanti come la mia anima, e forse, se non ti fossi liberata da sola, non sarei mai stato capace di sciogliere i legacci con cui ti obbligavo a restarmi vicino. Ero convinto che tu potessi essere felice solo con me; che io fossi la tua salvezza. Ma non facevo altro che nutrire il mio vittimismo con il tuo amore.</p>
<p>Dicevo che era colpa loro se non riuscivo a realizzarmi; era colpa loro se non riuscivo a restare in una compagnia per più di una stagione. E “loro” poteva essere chiunque. Tutto tranne me e te. Noi eravamo su un continente a parte. Noi venivamo da un altro pianeta. E nulla avrebbe dovuto toccarci.<br />
E invece guardami ora! Il Banquo nel miglior Macbeth rappresentato in Italia. E tutto questo lo devo a te; alla tua fiducia incondizionata. E alla tua scelta di lasciarmi.<br />
So che può sembrare il contrario (me ne rendo conto ora, rileggendo di sfuggita quello che ho scritto), ma non voglio appesantire il tuo cuore con le mie parole, anzi, l’intento era tutt’altro, e spero mi perdonerai se anche ora non riesco ad esprimerlo al meglio. Solo, ho bisogno di pensare a voce alta, e di farlo parlando a te; forse perché sei l’unica che potrebbe capirmi. </p>
<p>Giulia&#8230; io ti amo più di quanto il cielo possa sopportare. Ma so di aver stracciato il velo sottile che permette a due anime di essere legate su questa terra per più di un breve istante. E una volta tagliato quel legame tutto finisce; tutto scompare aldilà dell’orizzonte, sprofonda nelle ombre del crepuscolo e non riesce più a risorgere.<br />
Io, ora, sono qui su questo treno, ormai quasi arrivato a destinazione, solo grazie a te e a quello che provo; solo grazie alla tua mancanza, che punge più di una spina, e mi spinge a pretendere dalla mia vita più di quanto abbia mai osato chiedere. E nulla potrà mai soddisfare questa brama d’infinito.<br />
Volevo solo dirti grazie; grazie per tutto quello che hai fatto per me e che continui inconsapevolmente a fare. E scusami se ho divagato così tanto sul nostro passato; ma so che la felicità che proverai non potrà mai più essere oscurata dalla mia ombra. Volevo solo congratularmi con te e con Enrico, e farti i miei migliori auguri; son sicuro che sarà un bimbo bellissimo; avrà di certo i tuoi occhi.<br />
Ma ora questa lettera è diventata qualcos’altro; si è trasformata tra le mie mani mentre cercavo ancora di domarla. Non so se la spedirò mai.</p>
<p>La pioggia punteggia il vetro del finestrino. Il treno sta rallentando. Tra un po’ sarò di scena. Per morire e rivivere ancora.<br />
Addio, amore mio. Spero di ritrovarti aldilà di questo vetro opaco; prima che sia troppo tardi per cercare di dimostrare di esser mai stato vivo.</p>
<p>Addio, Giulia.</p>
<p>.<br />
.<br />
.<br />
[ nóamĄrp ]</p>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 23:22:53 +0000</pubDate>
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E&#8217; un problema di coordinate. Anche se so che vi rimane difficile crederlo. Io esisto. Anche se per voi sono solo il personaggio di un racconto immaginario.
Ma questo è il fondamento stesso dell&#8217;esistenza: non si può sfuggire a questa verità sfuggente, intangibile eppure incarnata nell&#8217;architrave [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;universo che osserviamo deve per forza essere compatibile con l&#8217;esistenza dell&#8217;osservatore&#8221;</p>
<p>E&#8217; un problema di coordinate. Anche se so che vi rimane difficile crederlo. Io esisto. Anche se per voi sono solo il personaggio di un racconto immaginario.</p>
<p>Ma questo è il fondamento stesso dell&#8217;esistenza: non si può sfuggire a questa verità sfuggente, intangibile eppure incarnata nell&#8217;architrave stesso dell&#8217;Universo. Tutto quello che esiste esiste. Eppure siamo noi ad osservare la realtà; l&#8217;unico modo in cui possiamo renderci conto della realtà è osservandola; ed è impossibile prescindere dall&#8217;osservazione della realtà, perché già l&#8217;esistenza presuppone l&#8217;osservazione. In definitiva, l&#8217;universo esiste perché noi possiamo percepirlo.</p>
<p>Questo è il nodo del principio antropico. Non si può prescindere dalla nostra esistenza. Il principio antropico è un limite ed un orizzonte: non posso affermare nulla sull&#8217;universo che neghi l&#8217;esistenza di chi lo osserva; e d&#8217;altronde qualsiasi affermazione è vincolata dal fatto che posso esprimerla solo in virtù della mia percezione dell&#8217;universo.</p>
<p>Se fossimo ciechi, non solo non potremmo neanche immaginare i colori; semplicemente, essi non esisterebbero. Perché non esiste nulla aldilà della nostra percezione.</p>
<p>Ora, si pone un duplice problema: dato che non possiamo percepire il Nulla, vuol dire che il Nulla non esiste? O già il semplice fatto di poter parlare del nulla lo concretizza nel nostro universo? E l&#8217;aspetto speculare: il principio antropico esiste perché l&#8217;universo l&#8217;ha creato, per rispettare il principio antropico stesso, o semplicemente l&#8217;abbiamo creato noi, per tener conto del limite inscindibile della nostra osservazione dell&#8217;universo?</p>
<p>In sostanza: se il mondo ci ha generati, ha generato il principio antropico e il nulla non esiste; altrimenti, se noi siamo un mero accidente, abbiamo generato il principio antropico come mera constatazione del nostro limite; e in questo caso, nulla potrà dirci se il nulla esiste&#8230;</p>
<p>Ora, queste riflessioni non mi portano di un passo più vicino a capire perché, tra le migliaia di immagini possibili, mi sia capitata la foto di un parco giochi, a Boston, con due bambini sullo scivolo giallo; di fianco allo scivolo c&#8217;è la madre, giacca beige piuttosto pesante, capelli lunghi, castano chiaro, di spalle e con le braccia protese, come se stesse indicando ai bambini di non aver paura e scendere, o forse pronti a prenderli mentre scivolavano giù; su una panchina a destra, due ragazzi che parlano, uno a testa china, si intravede una bottiglia di una qualche bevanda, forse un succo di frutta; sulla sinistra, un uomo legge un giornale; non sembra scritto in inglese, anzi, il titolo sembra in italiano; forse c&#8217;è la parola &#8220;trovato&#8221; o &#8220;arrivato&#8221;, non si capisce bene; i fogli del giornale gli coprono il volto; riconosco però le scarpe, e qualcosa nell&#8217;aspetto generale; le scarpe sono quelle che ho comprato oggi. Ma io non sono mai stato a Boston&#8230;</p>
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		<title>Una bottiglia di Bourbon, un bicchierino e del ghiaccio</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 22:26:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe avere il bar a due passi dalla camera da letto. Ho in mente la scena di Shining, con Jack Nicholson che va dal barista fantasma a farmi un whisky ancora in pigiama (sbugiardatemi pure, non rivedo quel film da anni, e può darsi che buona parte dei dettagli che ho in mente siano frutto della mia immaginazione).</p>
<p>Sto vedendo fin troppa televisione per essere un neo-intellettuale alternativo che disegna la cultura massificata del 21° secolo. Figuriamoci, mi sono anche messo su Facebook! Ulteriore ancoraggio per l&#8217;isotopia che avevo in mente mentre scrivevo questo paragrafo: Hank Moody sembra molto me. E si badi bene, non il contrario! Non sia mai che un fottuto personaggio televisivo, per di più con la faccia di David Duchovny, debba uscirsene con l&#8217;intenzione di diventare modello da seguire per le mie azioni. </p>
<p>Il box con le statistiche di Wordpress a volte è preoccupante: qualcuno ha raggiunto il mio sito cercando &#8220;tecniche istantanee suicidio&#8221;; abbastanza angosciante. Non tanto per me, ma per il fatto che aspiranti suicidi abbiano fretta di trovar soluzioni veloci su Google e abbiano come unica consolazione le mie stupide farneticazioni ciniche e deprimenti. Poveracci! Spero di esser stato d&#8217;aiuto, ad ogni modo&#8230;</p>
<p>Nulla mi annoia più dei lavori in cui mi danno carta bianca: mi viene voglia di gettare tutto all&#8217;aria, di non fare un cazzo fino all&#8217;ultimo giorno e poi gettar giù la prima stupidaggine che mi viene in mente, sperando non mi chiedano nulla per evitare di sbroccar loro davanti dicendo &#8220;Beh, è colpa vostra! Dovevate saperlo che sono un procrastinatore impunito!&#8221;. Come al solito, le nottate e il brandy aiutano a mandar giù la pillola&#8230;</p>
<p>Il cd è eccezionale. Mi rompe davvero tanto non poterlo far ascoltare a chiunque. Vorrei aver più tempo per scrivere qualcosa di veramente importante. A volte penso che forse non mi dispiacerebbe mandare tutto all&#8217;aria e mettermi a fare lo scrittore ubriacone e maledetto. O anche solo l&#8217;ubriacione, chi lo sa&#8230;</p>
<p>La campanella suona. Domattina starò in coma sul treno. Meglio far finta di aver fatto qualcosa. Ma adesso, cazzo, un whisky certo che me lo farei&#8230;</p>
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		<title>La Stanza Aperta</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 12:13:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immagina
una stanza circolare
le ombre delle mie dita
si stendono lungo gli angoli
affilati delle pareti
Le radici del baniano
scendono giù dal soffitto
Il cielo penetra come una nebulosa
dalla finestra
Il pavimento è alto 15 chilometri
e per percorrere tutta la lunghezza
dei tappeti fluorescenti
occorrono dieci giorni
Io sento
risuonare musica
da dietro le tende
sulle 104 sedie
distese sulle colline
ad est della prima porta
ci sono i miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina<br />
una stanza circolare<br />
le ombre delle mie dita<br />
si stendono lungo gli angoli<br />
affilati delle pareti<br />
Le radici del baniano<br />
scendono giù dal soffitto<br />
Il cielo penetra come una nebulosa<br />
dalla finestra<br />
Il pavimento è alto 15 chilometri<br />
e per percorrere tutta la lunghezza<br />
dei tappeti fluorescenti<br />
occorrono dieci giorni<br />
Io sento<br />
risuonare musica<br />
da dietro le tende<br />
sulle 104 sedie<br />
distese sulle colline<br />
ad est della prima porta<br />
ci sono i miei amici<br />
e le autorità delle quinte stelle<br />
e vari altri individui alati<br />
che non riconosco<br />
Dietro ogni sedia e ogni paravento<br />
c’è un segno nascosto<br />
che non può essere decifrato<br />
Di solito piove col sole<br />
ma nella stanza<br />
non c’è mai la notte.</p>
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		<title>Casualties</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 11:53:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un certo punto
la storia s’interrompe
I passanti osservano distratti
la strada srotolarsi
ed il paesaggio cambiare aspetto
Gli attori rimangono fermi dietro il sipario
i leoni fuori dal tendone
Il protagonista non sa
cosa sta accadendo
Le parole si succedono
e tutto sembra succedere
secondo una forma imprecisa
un moto disordinato
di un nastro d’inchiostro srotolato
Ma la storia s’interrompe
in un certo punto
anche se non so dove
ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un certo punto<br />
la storia s’interrompe<br />
I passanti osservano distratti<br />
la strada srotolarsi<br />
ed il paesaggio cambiare aspetto<br />
Gli attori rimangono fermi dietro il sipario<br />
i leoni fuori dal tendone<br />
Il protagonista non sa<br />
cosa sta accadendo<br />
Le parole si succedono<br />
e tutto sembra succedere<br />
secondo una forma imprecisa<br />
un moto disordinato<br />
di un nastro d’inchiostro srotolato<br />
Ma la storia s’interrompe<br />
in un certo punto<br />
anche se non so dove<br />
ma so<br />
che da un momento</p>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 12:06:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sempre più breve sempre più confuso
il tuo respiro attraverso il telefono
come un’ultima richiesta d’aiuto
le gocce d’inchiostro calamitate
spostate dal campo magnetico
spostate dalla ferocia delle nostre emozioni
trainate dai nostri respiri
dalle nostre parole fugaci
lacrime trascinate
su enormi carri di errori e autocommiserazione
le tue labbra sulla parete bianca
i denti graffiano la pelle
i denti stridono le labbra si muovono
il tuo respiro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più breve sempre più confuso<br />
il tuo respiro attraverso il telefono<br />
come un’ultima richiesta d’aiuto<br />
le gocce d’inchiostro calamitate<br />
spostate dal campo magnetico<br />
spostate dalla ferocia delle nostre emozioni<br />
trainate dai nostri respiri<br />
dalle nostre parole fugaci<br />
lacrime trascinate<br />
su enormi carri di errori e autocommiserazione<br />
le tue labbra sulla parete bianca<br />
i denti graffiano la pelle<br />
i denti stridono le labbra si muovono<br />
il tuo respiro sempre più affannoso<br />
sempre più distante<br />
al telefono<br />
e non sarò mai abbastanza veloce<br />
da raggiungerti prima<br />
che tutto il tuo amore sia finito.</p>
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		<title>Già troppo tardi</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 20:28:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Già troppo tardi per poter essere me stesso senza piangere
Già troppo tardi per potermi capire prima di spararmi in testa
Già troppo tardi per fuggire dalla porta d&#8217;ingresso
Troppo tardi per dirti di non guardarmi con quegli occhi gelidi
Già troppo tardi per non innamorarmi di te
Troppo tardi per non sentirmi colpevole
Già troppo tardi per non averti desiderato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già troppo tardi per poter essere me stesso senza piangere<br />
Già troppo tardi per potermi capire prima di spararmi in testa<br />
Già troppo tardi per fuggire dalla porta d&#8217;ingresso<br />
Troppo tardi per dirti di non guardarmi con quegli occhi gelidi</p>
<p>Già troppo tardi per non innamorarmi di te<br />
Troppo tardi per non sentirmi colpevole<br />
Già troppo tardi per non averti desiderato nel mio letto<br />
Già tardi, troppo tardi, per poter fare a meno del tuo pensiero</p>
<p>Già troppo tardi per potermi sentire bene da solo<br />
Già troppo tardi per capire le tue ragioni<br />
Già troppo tardi per tapparmi la bocca prima di ferirti<br />
Troppo tardi per crederti, troppo tardi per inseguirti</p>
<p>Già troppo tardi per poter dire di avere una vita<br />
Troppo tardi per sognare di ricominciare tutto daccapo<br />
Già troppo tardi<br />
per sperare che non ci sia più nessuno in casa<br />
Troppo tardi per togliermi di mezzo prima di distrugger tutto<br />
Già troppo tardi<br />
per non sapere di esser nato troppo presto<br />
Troppo tardi per averti desiderato,<br />
Troppo tardi per sperare di scomparire nel nulla</p>
<p>Già troppo tardi per non avere rimpianti<br />
Così tardi da volersi tagliare via il cuore<br />
Già troppo tardi<br />
per sentirsi ancora utili a qualcosa<br />
Troppo tardi per non tirarsi indietro<br />
prima ancora di iniziare il viaggio</p>
<p>Già troppo tardi<br />
per fulminarti con lo sguardo<br />
Troppo tardi per non amarti<br />
Troppo tardi<br />
per sopravvivere a me stesso.</p>
<p>[2 marzo 2010 - 21:23]</p>
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		<title>Istantanee e nascondigli</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 14:03:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Poggio la tazza sul tavolo.
Le ombre dei passanti scorrono davanti a me
attraverso il vetro. 
Il sapore degli ultimi anni sta svanendo
  dalle mie labbra,
rimane solo - intenso come prima -
sul mio palato, sulla mia lingua
 nella memoria dei miei sensi
come la scia di una cometa
come un pulviscolo di stelle luminose e tristi
 nello spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poggio la tazza sul tavolo.<br />
Le ombre dei passanti scorrono davanti a me<br />
attraverso il vetro. </p>
<p>Il sapore degli ultimi anni sta svanendo<br />
  dalle mie labbra,<br />
rimane solo - intenso come prima -<br />
sul mio palato, sulla mia lingua<br />
 nella memoria dei miei sensi<br />
come la scia di una cometa<br />
come un pulviscolo di stelle luminose e tristi<br />
 nello spazio le mie emozioni<br />
i miei vincoli dell’agire e del non mentire<br />
i miei nascodigli per le speranze<br />
da usare quando il mondo si fa buio e grigio<br />
 come ora che la guerra è vicina<br />
 come ora che siamo noi la guerra </p>
<p>Sfioro il bordo della tazza, appoggio<br />
  il quaderno<br />
 sul sedile di fianco<br />
In attesa di vedere il mondo migliorare<br />
 sotto i nostri occhi<br />
di vedere il mondo che possiamo generare<br />
 spinti dalla forza del nostro amore.</p>
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		<title>Il mio spirito è una città abbandonata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:42:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mio spirito è una città abbandonata
strascichi di polvere
si travestono in spettri di passanti
le ombre cinesi
contro il velo di carta delle mie guance
cercano di disegnare amicizie
fugaci
nuovi incontri tra le lanterne
Musica di sottofondo
nel locale sconosciuto
planimetrie di case disabitate
di cui ho l’impressione
di conoscere
ogni angolo
il mistero che si svela
illusione
la cenere nel focolare,
fredda
inerme
come blocchi di piombo
cubici
a formare il quartiere
tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio spirito è una città abbandonata<br />
strascichi di polvere<br />
si travestono in spettri di passanti<br />
le ombre cinesi<br />
contro il velo di carta delle mie guance<br />
cercano di disegnare amicizie<br />
fugaci<br />
nuovi incontri tra le lanterne<br />
Musica di sottofondo<br />
nel locale sconosciuto<br />
planimetrie di case disabitate<br />
di cui ho l’impressione<br />
di conoscere<br />
ogni angolo<br />
il mistero che si svela<br />
illusione<br />
la cenere nel focolare,<br />
fredda<br />
inerme<br />
come blocchi di piombo<br />
cubici<br />
a formare il quartiere<br />
tutti a respirare la stessa inutilità<br />
tutti malati<br />
della stessa asma<br />
Bugie raccontate<br />
seduti sul canto del letto<br />
per cercare semplicemente<br />
di far addormentare i bambini<br />
forse le nostre speranze,<br />
i nostri sogni,<br />
le nostre immagini di<br />
paradisi eterni<br />
e padri onnipotenti<br />
non sono altro<br />
che una distrazione<br />
di bimbi capricciosi<br />
per farli smettere di piangere</p>
<p>E di colpo<br />
tutto questo sembra vero<br />
quando ci fermiamo un attimo<br />
a guardarci attorno<br />
e assaporiamo<br />
il sapore metallico<br />
del vuoto</p>
<p>La mia anima non sa di esistere<br />
La mia mente è un deserto<br />
di palazzi sventrati dalle esplosioni<br />
Il mio spirito è una città abbandonata<br />
Io mi sento solo<br />
non so neanche<br />
per chi diavolo sto parlando</p>
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		<title>Alice</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:16:59 +0000</pubDate>
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Controllo il suo respiro, con l&#8217;assurda speranza che perda un colpo o aumenti il ritmo per colpa della mia presenza. I suoi occhi si schiudono dolcemente mentre la luce penetra dai buchi della serranda. Mugola piano, mentre pian piano schiude le palpebre, poi stringe le coperte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina mi fermo a fissare Alice mentre si sveglia.<br />
Controllo il suo respiro, con l&#8217;assurda speranza che perda un colpo o aumenti il ritmo per colpa della mia presenza. I suoi occhi si schiudono dolcemente mentre la luce penetra dai buchi della serranda. Mugola piano, mentre pian piano schiude le palpebre, poi stringe le coperte ancora un po&#8217; e piega il polso per poggiarlo sul cuscino. I suoi capelli sono in disordine, fa un primo gesto per rimetterli in ordine, o semplicemente per toglierli da davanti al suo viso, si gratta una guancia o stropiccia gli occhi, poi sorride. Sorride.<br />
Sorride sempre, ogni volta che si sveglia.<br />
E&#8217; bellissimo.<br />
Scende lentamente dal letto facendo scivolare i piedi uno alla volta sul tappeto a forma di cuore, su cui entrano a malapena la sua figura e le pantofole; poi lascia che l&#8217;aria fredda della camera la svegli un po&#8217;, prima di avvicinarsi alla finestra, alzare la serranda fino al soffitto e lasciar penetrare la luce nella stanza. I raggi le bagnano le guance, generosi e dolci. Lei si stende sulle punte, si sistema la coulotte e si volta in cerca della vestaglia.<br />
A quel punto la lascio. Scendo in strada, ad osservare la città svegliarsi lentamente.<br />
Marco passa sempre a chiamare l&#8217;amica per fare la strada fino alla fermata dell&#8217;autobus insieme. Ha lo zaino su una spalla sola, si ricontrolla nello specchietto destro di una macchina parcheggiata, con la speranza di sembrare più carino del solito. Lisa però non è innamorata di lui; scende giù dalle scale di corsa, si trascina la sua sacca con pochi libri e tanti quaderni ricoperti di scritte e gli dà una botta sulla spalla per salutarlo. Li seguo fino alla fermata. La vecchia Aisha è stanca come al solito, sbuffa nuvolette di fumo che certo non fanno bene alla sua bronchite, aspetta come al solito il nipote che verrà a chiedergli qualche soldo. Alessio, che lavora in un ufficio pubblico, la guarda sempre un po&#8217; storto perché non si fida molto degli immigrati. Sono lì, in quattro o cinque, a volte anche in più, e non si parlano mai. E io non capisco perché. Loro che possono, non capisco perché non parlino tra di loro, non si amino come dovrebbero fare tutti, finché è loro concesso - non capisco perché mantengono distanze inutili e impossibili, senza dare alcun senso a quei dieci o quindici minuti di attesa.<br />
Lascio la fermata appena mi arriva questo pensiero, e raggiungo il bar poco distante, dove Yari saluta tutti con un sorriso di mestiere, pronto alla macchina del caffè, che pensa alla sua Raluca a casa che lo aspetta.<br />
I bar sono sempre belli da visitare, soprattutto di mattina. Tutti passano di lì con i loro propositi per il giorno, o ancora liberi - forse solo per dieci minuti - dagli affanni che li aspettano. E sembrano speranzosi, o semplicemente spensierati, o stanchi ma pronti a lottare per un giorno in più, ancora.<br />
Quelle tazzine di caffè sembrano totem della continuità della vita. Li fisso sorseggiare caffè da tazzine bollenti, lo zucchero che si scioglie sul fondo e lascia uno strato bruno che alcuni raccolgono col cucchiaino; altri lasciano la schiuma di latte coprire le pareti della tazzina, o gli sbuffi di zucchero a velo dei croissants cadere sulla superficie cremosa del caffè, poi bere rapidamente un sorso d&#8217;acqua, salutare con un gesto e con un sorriso, pagare e tornare al resto dei propri problemi.<br />
Ernesto rimane in un angolo, con una tazza di tè in cui versa una quantità misurata di latte, con dovizia quasi maniacale. Siede ad un tavolino vicino alla vetrata che dà sulla stazione; guarda la gente passare, aspettare il treno, incontrarsi; e aspetta. Aspetta che qualcuno si ricordi di lui o si accorga che è vivo, e vuole solo un po&#8217; di amore. Ora io e lui siamo molto simili - forse prima un po&#8217; meno. A lui, in realtà, manca solo di morire per essere proprio come me.<br />
Sfoglia lentamente il suo taccuino, ogni tanto annota qualcosa, scrive un nuovo verso del suo poemetto personale, e aspetta.<br />
Io so già che non posso aspettare nulla, perché non c&#8217;è nulla per me dopo adesso. Ma mi piace immedesimarmi in lui ogni mattina, almeno qualche minuto.<br />
Spesso esco attraverso la vetrata e osservo la gente che aspetta il treno, per crogiolarmi ancora un po&#8217; nella sensazione dell&#8217;attesa. Nella stazione sembra di poter vedere i ritmi di tutta la città: gente in arrivo pronta a distribuirsi tra strade ed autobus; gente in partenza con una meta ben precisa, che sonnecchia durante il viaggio o aspetta di arrivare, per andare a lavoro o all&#8217;università, altri semplicemente per fare compere, o tornare a casa di lui o di lei.<br />
Lara si sveglia sempre molto presto, fa colazione nel bar della stazione e lascia passare un paio di treni prima di prendere il suo. Ogni tanto la seguo: si mette a fissare le case aldilà del finestrino, le campagne che si stendono col loro verde accogliente, cercare il letto dei fiumi con lo sguardo, sorridere ai passeggeri che le chiedono se possono sedersi nei posti vicini al suo.<br />
Quando arriva alla sua fermata scende con un saltello, passa dal cartolaio aldilà della strada e raggiunge Carlo a piedi.<br />
Di solito lui dorme ancora, quando lei arriva. Le apre la porta ancora in pigiama, con gli occhi assonnati. E le dice se vuole che prepari un caffè, mentre lei gli passa il giornale. Dopo il caffè, si baciano, rimangono abbracciati un po&#8217; sul divano, lei si riaddormenta mentre lui le legge la pagina della cultura. Poi si arrende e la stringe a sé, coccolandola.<br />
E in quel momento pensa che potrebbe uccidere Dio se solo provasse a togliergliela.<br />
Io purtroppo non posso dirgli che non esiste: non riesco a comunicare con nessuno. Io ho visto cosa c&#8217;è aldilà della morte. E non c&#8217;è assolutamente niente - solo quello che avevo lasciato lì quando ero in vita.<br />
Quando sono morto sono semplicemente scomparso dalle esistenze di chiunque altro. Non è invece successo il contrario. E questa è l&#8217;unica cosa che mi fa credere che io possa ancora &#8220;esistere&#8221;, in qualche modo.<br />
Quando sono morto non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto che tutte le cose che noi crediamo sulla morte e sull&#8217;aldilà sono false. A quanto pare non esiste nessun aldilà. L&#8217;unico aldilà sono io.<br />
Quando ero vivo, speravo anch&#8217;io di incontrare Dio. Invece non c&#8217;era nessuno. Ero semplicemente solo, abbandonato da tutto. Ho anche pensato che forse avrei trovato qualcun altro come me, e invece non c&#8217;era assolutamente nessuno. Forse avevo perso qualcosa, forse mi hanno semplicemente lasciato indietro e si sono scordati di venirmi a prendere.<br />
L&#8217;unica cosa che so è che non c&#8217;è nessuno che riesca a vedermi, o con cui io possa parlare, né nulla che io possa toccare o prendere. Ho l&#8217;impressione di essere nello stesso mondo di sempre, eppure è come se non ci fossi.<br />
Come se tutti si fossero dimenticati di me di colpo. Come se non fossi mai esistito. Ed ora posso solo guardare gli altri vivere. Non è vero che da morti scompaiono tutte le paure; le mie paure da vivo erano niente in confronto alla paura che provo ora.<br />
Ho il terrore di scoprire cosa succederà quando anche Alice morirà. Cosa succederà allora? Ci ritroveremo, in questo aldilà privato, io e lei soli nell&#8217;universo, senza poter far altro che osservare le vite degli altri? O anche lei si ritroverà intrappolata nel suo inferno personale, senza poter mai più rincontrarci? E&#8217; per questo che non so se sperare che lei muoia il prima possibile o che non muoia mai: perché almeno adesso ho la certezza di poterla vedere risvegliarsi ogni mattina.<br />
O forse, quando lei morirà, io semplicemente scomparirò nel nulla, smettendo definitivamente di esistere. Perché lei è l&#8217;unica cosa che ancora mi lega all&#8217;esistenza.<br />
Io non so niente. Non ricordo niente. Ho solo paura. La cosa che mi manca di più di quando ero vivo, è che almeno, quando stavo così, potevo pregare. Ma adesso so che nessuno potrebbe mai raccogliere le mie preghiere.<br />
Sono solo. Il vento soffia forte, fa alzare i cappotti. Torno ad osservare la città che si sveglia. Mentre io aspetto di nuovo la prossima mattina.</p>
<p>[24 novembre 2009, 8:37 p.m.]</p>
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imperturbabile
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nulla potrà deviare
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e se io ho un’anima
essa è già a destinazione
e nessuna deviazione di rotta
o incidente
nessuna fatalità
o nuovo incontro
potrà mai farle
cambiare direzione
Addio,
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[12 novembre 2009 - 4:31 p.m.]
Frammenti di sensoCome gabbianiBallata del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>finalmente spente<br />
inutili illusioni<br />
fughe impossibili<br />
da realtà immutabili<br />
Lo sguardo fisso del destino<br />
imperturbabile<br />
non cambia alcun percorso<br />
di questa unica scelta<br />
nulla potrà deviare<br />
dalla traiettoria<br />
tracciata in eterno<br />
e se io ho un’anima<br />
essa è già a destinazione<br />
e nessuna deviazione di rotta<br />
o incidente<br />
nessuna fatalità<br />
o nuovo incontro<br />
potrà mai farle<br />
cambiare direzione<br />
Addio,<br />
o forse arrivederci<br />
in ogni caso<br />
non c’è più<br />
alcun<br />
altrove</p>
<p>[12 novembre 2009 - 4:31 p.m.]</p>
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		<description><![CDATA[Per avere le tue mani
Le tasche vuote stracciate
   lasciate senza pensarci
Paure
   mostrate solo in diagonale
	Libri ammucchiati
   all&#8217;angolo della scrivania
     Poterti vedere attraverso il vetro
	Gli occhi
	   non rendono giustizia
	a tutti i tuoi pensieri,
	alla tua voce
   Non basterà mai
	una foto
	   a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per avere le tue mani<br />
Le tasche vuote stracciate<br />
   lasciate senza pensarci</p>
<p>Paure<br />
   mostrate solo in diagonale<br />
	Libri ammucchiati<br />
   all&#8217;angolo della scrivania</p>
<p>     Poterti vedere attraverso il vetro<br />
	Gli occhi<br />
	   non rendono giustizia<br />
	a tutti i tuoi pensieri,<br />
	alla tua voce<br />
   Non basterà mai<br />
	una foto<br />
	   a dirci chi sei<br />
   lasciata lì su gelido metallo<br />
	la lama delle parole<br />
   ci ha già ferito molte volte<br />
	     Pensieri<br />
	sfuggiti<br />
		volatili<br />
	     sorridere<br />
   ad un angolo della bocca<br />
     quando i miei sogni<br />
	si riempiono<br />
	   dei tuoi baci<br />
   saltando<br />
	da una nuvola all’altra<br />
	   noi siamo<br />
	noi Eva ed Adamo<br />
	   in ogni noi<br />
   sembra invischiarsi la storia<br />
	di ognuno<br />
anche se solo per un breve lampo<br />
	di sentimenti<br />
   lacci di liquidi umorali,<br />
di lacrime, sangue, saliva e nettare<br />
     attimi di contatto liquido<br />
	tra le nostre mani<br />
   ed in ognuno<br />
       ogni dopo<br />
	in percorsi illimitati<br />
E continuo a non capire<br />
	perché le emozioni fanno male<br />
	e come sanno ferire<br />
	e perché non posso dirti<br />
	     di amarti<br />
       nel momento stesso<br />
	in cui me ne accorgo<br />
   nel momento stesso<br />
	   in cui morirei<br />
		per baciarti</p>
<p>Se solo avessi le ali giuste<br />
	per vedere il tuo sorriso<br />
	     mentre ti dico<br />
		che ti amo&#8230;</p>
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		<title>Legami</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 09:35:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ed è forse
nelle corse dell’acqua
attraverso ogni rifugio
attraverso ogni spiraglio
ed ogni fotogramma
Ed è nel mio sguardo,
nel tuo sguardo
nelle ombre che formiamo
con le dita
Nascosto, ancora
forse perso
Irraggiungibile come sempre
eppure non distante
La nostra brama, la
     mancanza
eppur presente
nel continuo
scorrere dell’acqua
La voce di mille fontane
in tutte le città
cantano la stessa canzone
a distanza
Cantano il canto segreto
delle corrispondenze
Questo gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed è forse<br />
nelle corse dell’acqua<br />
attraverso ogni rifugio<br />
attraverso ogni spiraglio<br />
ed ogni fotogramma</p>
<p>Ed è nel mio sguardo,<br />
nel tuo sguardo<br />
nelle ombre che formiamo<br />
con le dita</p>
<p>Nascosto, ancora<br />
forse perso<br />
Irraggiungibile come sempre<br />
eppure non distante</p>
<p>La nostra brama, la<br />
     mancanza<br />
eppur presente</p>
<p>nel continuo<br />
scorrere dell’acqua<br />
La voce di mille fontane<br />
in tutte le città<br />
cantano la stessa canzone<br />
a distanza<br />
Cantano il canto segreto<br />
delle corrispondenze</p>
<p>Questo gioco solitario<br />
Questo gioco di infiniti giocatori<br />
Questo gioco senza uscita<br />
senza riscatto<br />
ed il terrore<br />
che non ci sia più nulla nascosto<br />
ed io che dovrò perdere<br />
ogni singola cosa che amo<br />
le mie dita, le mie braccia,<br />
i miei occhi, i miei denti,<br />
la mia voce, le mie labbra,<br />
i miei piedi, le mie gambe,<br />
il mio cuore, i miei polmoni,<br />
le mie costole, il mio torace,<br />
il mio cranio, le mie cervella,<br />
i miei ricordi, le mie foto,<br />
i miei sogni, i miei quaderni,<br />
le mie paure, i miei tagli,<br />
le mie promesse, le mie stampelle,<br />
le persone che amo, la loro memoria,<br />
le loro voci, i loro sorrisi,<br />
le città terrene, le città celesti,<br />
le nuvole e le spiaggie,<br />
i castelli in aria e nella sabbia,<br />
le serate trascorse insieme,<br />
i giorni da solo,<br />
i cibi che hanno sapore<br />
solo se sei con le persone giuste<br />
e la musica che risuona<br />
in ogni luogo<br />
la cassetta della posta<br />
La luna al mattino<br />
Il fuoco nel camino<br />
Il volo dei gabbiani<br />
La tua voce dolce<br />
mentre sussurra timidamente<br />
“ti amo”</p>
<p>Ed io, Dio,<br />
non so trovarti<br />
Ma è per amore di tutto questo<br />
che continuo a cercarti.</p>
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		<title>Lamento 15/9/2001</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 13:31:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[    vibrazioni dal pavimento
	 ma sono solo
		sensazioni
	Dall’alto
	   uno sguardo compassionevole
	infila un coltello in un occhio
		del Cielo
    Mentre gli angeli
	barricano le porte del paradiso
e preparano i caschi di protezione
	   le stanze d’attesa
    sono spolverate da un vento gelido
	che diventa presto uragano
   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    vibrazioni dal pavimento<br />
	 ma sono solo<br />
		sensazioni<br />
	Dall’alto<br />
	   uno sguardo compassionevole<br />
	infila un coltello in un occhio<br />
		del Cielo<br />
    Mentre gli angeli<br />
	barricano le porte del paradiso<br />
e preparano i caschi di protezione<br />
	   le stanze d’attesa<br />
    sono spolverate da un vento gelido<br />
	che diventa presto uragano</p>
<p>    Imprecisioni architettoniche<br />
	  rendono pianeti deboli<br />
  agli attacchi di meteoriti impazziti</p>
<p>	La Coercizione<br />
	  diventa l’unico Mattone della Storia<br />
	   ed ora le domande<br />
     pretendono risposte altrettanto stupide<br />
	   ma intanto pochi<br />
	     pochi<br />
		  sentono<br />
	  le voci<br />
  che aumentano<br />
	e ronzano<br />
     e si spingono in fretta<br />
   mentre gli angeli<br />
	serrano le porte del paradiso</p>
<p>   traditrice sarà la nebbia<br />
 quando all’alba saremo ancora qui<br />
   come a voler declinare un invito<br />
	   fin troppo insistente</p>
<p>	Ma i deserti spazzati dai monsoni<br />
  a volte ricredono<br />
		e piangono</p>
<p>    mentre gli angeli<br />
	  preparano i campi minati<br />
		  in paradiso</p>
<p>Ed io sarò lì a stringerti la mano come sempre<br />
   Anche se presto<br />
 questi piedi non poggeranno più su nulla</p>
<p>	Mentre gli angeli<br />
   s’incatenano ai cancelli<br />
	        del paradiso</p>
<p> A copertura di tutto ciò che ci è rimasto<br />
	ed è ciò che prima di questo<br />
		dovevamo essere<br />
	  ci sono solo i nostri corpi<br />
		 solo i nostri corpi<br />
	   ma nessuno lo sa, solo noi stessi</p>
<p>	       E parlano,  parlano<br />
	parlano di Guerra</p>
<p>	    Mentre gli angeli piangono<br />
		per i lacrimogeni<br />
			   in paradiso</p>
<p>	   Sapremo studiare bene<br />
	         la storia di colui che ha vinto<br />
	ma i vincitori sono spesso singoli<br />
	    e chi perde è la maggioranza</p>
<p>		Come ogni tappa<br />
	   di questo percorso dimostra<br />
		il Terrore è la strada percorsa<br />
	  Dai grattacieli alle trincee<br />
	il Terrore è l’unica arma proposta</p>
<p>	       Mentre gli angeli<br />
		    muoiono di fame e sete<br />
		in paradiso</p>
<p>		Mentre gli angeli<br />
			lottano a mani nude<br />
		   e gridano</p>
<p>		      Mentre gli angeli<br />
			 si disperano<br />
		ma non hanno cannoni<br />
			per farsi sentire</p>
<p>	   Mente i carri armati avanzano<br />
		  su un terreno<br />
	       che non ha più confine</p>
<p>		  E gli angeli<br />
	     fissano terrorizzati le porte<br />
		    chiedendosi<br />
		chi entrerà<br />
			in paradiso.</p>
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		<title>Tramonti</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 01:50:18 +0000</pubDate>
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       Mi fa male
        l’unico pensiero che può guarirmi
Forse mi uccide
  ciò che rincorro da fin troppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>      Ti ho vista come il sole<br />
          mentre il resto tramontava<br />
       Mi fa male<br />
        l’unico pensiero che può guarirmi<br />
Forse mi uccide<br />
  ciò che rincorro da fin troppi anni<br />
    Come una lancia che più rincorri<br />
e più essa si infiltra nel tuo petto<br />
   Più cerchi di dominarla, di avvicinarti<br />
      e stringere l’impugnatura<br />
più la lama penetra<br />
    fino a farti soccombere<br />
        e non uscirne più<br />
 Mi fai male<br />
      perché vuoi amarmi<br />
  Mi torturi<br />
perché mi vuoi vicino<br />
  Liberami<br />
  Uccidimi<br />
   tanto non esisterà più felicità per me<br />
  tanto non esisterà più nulla per me<br />
  Uccidimi<br />
      perché ti amo troppo, ormai&#8230; </p>
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		<title>Buonanotte</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 06:56:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Seminato e cresciuto
ha convinto i petrolieri e i banchieri
	a vuotar le tasche
	per il business più intelligente
Aria Verde Artiglieria
voglio degli stivali
abbinati al mio fucile
sirene
non ho mai sentito ripetere
il conto dei manifestanti
Cinque croci di fumo
mai abbastanza
Chimica del buongiorno
prendi pure le cesoie
taglia tutto
	taglia tutto
toglierò la maschera a gas
	a fine spettacolo
allattamento all&#8217;ammoniaca
Good Night
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[20/3/2003 - ver. 11/1/2008]
Frammenti di sensoNascondigliNothing [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seminato e cresciuto<br />
ha convinto i petrolieri e i banchieri<br />
	a vuotar le tasche<br />
	per il business più intelligente</p>
<p>Aria Verde Artiglieria</p>
<p>voglio degli stivali<br />
abbinati al mio fucile</p>
<p>sirene<br />
non ho mai sentito ripetere<br />
il conto dei manifestanti</p>
<p>Cinque croci di fumo<br />
mai abbastanza</p>
<p>Chimica del buongiorno<br />
prendi pure le cesoie<br />
taglia tutto<br />
	taglia tutto<br />
toglierò la maschera a gas<br />
	a fine spettacolo<br />
allattamento all&#8217;ammoniaca</p>
<p>Good Night<br />
Bonne Nuit<br />
Buonanotte&#8230;</p>
<p>[20/3/2003 - ver. 11/1/2008]</p>
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		<title>Liquido seminale nero</title>
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		<description><![CDATA[Piccoli decomposti signori
sul mio silente commiato di dolori
Assorto nelle riflessioni
che comprenderò solo in un giorno
futuro
Allestito il teatro delle marionette
come scudo
Oggigiorno è difficile trovare
uno spazio su cui camminare
Cumuli di nembi e piccole carneficine
sul monte dei teschi
oltre quel fiume
Ho raggiunto
piccoli scomposti signori
sui loro castelletti fatati
di plastica e cordicine di nylon
allentando le mie catene
fino alla distensione massima
del mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccoli decomposti signori<br />
sul mio silente commiato di dolori<br />
Assorto nelle riflessioni<br />
che comprenderò solo in un giorno<br />
futuro<br />
Allestito il teatro delle marionette<br />
come scudo</p>
<p>Oggigiorno è difficile trovare<br />
uno spazio su cui camminare<br />
Cumuli di nembi e piccole carneficine<br />
sul monte dei teschi<br />
oltre quel fiume</p>
<p>Ho raggiunto<br />
piccoli scomposti signori<br />
sui loro castelletti fatati<br />
di plastica e cordicine di nylon<br />
allentando le mie catene<br />
fino alla distensione massima<br />
del mio imene<br />
insanguinando le mie candide vesti<br />
di liquido seminale<br />
e peste</p>
<p>Accarezzo la testolina adorata<br />
del mio mastino<br />
divoratore di milza</p>
<p>Sto lì ad osservare il corvo<br />
che beccheggia sulle labbra<br />
della mia sorellina<br />
e intanto mi scuote l&#8217;orgasmo<br />
raggiunto nella bocca<br />
dei miei voraci signori</p>
<p>Ogni giorno è difficile<br />
capire la scala delle dominazioni<br />
mentre mi fottono in silenzio<br />
piango di liberazione.</p>
<p>[9 maggio 1996]</p>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 17:54:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un sogno ho visto la realtà
che mi perseguita da sveglio
Una scogliera bianca e solitaria
Proiezione del mio inferno
Inseguendo
le tue vene lungo le braccia
Sai, ho visto te
piangere lacrime di rabbia
Cartoline sfocate
di vite non vissute
Degli amori tagliati male
Delle pasticche di comprensione
mandate giù come vermi d’Agave
in un sorso solo
Hai mai seguito
le lucciole
fino al loro cimitero?
Ho cambiato le batterie
delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un sogno ho visto la realtà<br />
che mi perseguita da sveglio<br />
Una scogliera bianca e solitaria<br />
Proiezione del mio inferno<br />
Inseguendo<br />
le tue vene lungo le braccia<br />
Sai, ho visto te<br />
piangere lacrime di rabbia</p>
<p>Cartoline sfocate<br />
di vite non vissute<br />
Degli amori tagliati male<br />
Delle pasticche di comprensione<br />
mandate giù come vermi d’Agave<br />
in un sorso solo</p>
<p>Hai mai seguito<br />
le lucciole<br />
fino al loro cimitero?<br />
Ho cambiato le batterie<br />
delle mie consuetudini<br />
per cinque anni</p>
<p>Hai visto<br />
le scogliere di lacrime e compianti<br />
di sguardi di desiderio<br />
e di infinite lontantanze?</p>
<p>Non ti ho mai detto<br />
Non ti ho mai detto<br />
che sarei stato capace di dirlo<br />
Saresti capace di scriverlo sulla sabbia?</p>
<p>Allora distruggi queste rocce<br />
masticale fino a farle polvere,<br />
Lascia che la silice si asciughi<br />
lascia che il tempo passi<br />
fino alla tua morte<br />
Lascia che prenda le tue vene<br />
per farne corde<br />
	del più dolce dei violini<br />
Da far spruzzare lacrime dagl’occhi<br />
come fossero arterie recise</p>
<p>Fino a quando continuerà<br />
l’onda degli elefanti<br />
a scontrarsi contro questo muro?<br />
Basta lacrime sulle labbra<br />
piango bianche lacrime di sabbia<br />
gabbia di formiche<br />
e mici indecenti<br />
incesti di silenzi<br />
e freddi altiforni<br />
protesta di falene<br />
e code di gatto<br />
specchi di altalene<br />
e rospi in astinenza<br />
esplosi dal troppo fumo<br />
esplosi dal troppo parlare<br />
Io ti ho detto<br />
ma sai che non è vero<br />
E il fumo che scende<br />
	sulle travi delle porte</p>
<p>Capitelli di lacrime<br />
e coltelli lanciati contro la forca<br />
piantati i pali sull’altare<br />
lacrime di sale e bianco di denti<br />
ferite di silenzi<br />
battono i piedi gemono<br />
le farfalle nere in spire cadono<br />
valanghe di tormenti<br />
di sguardi tagliati dal pregiudizio<br />
terrore di perdersi<br />
e solo questi immensi precipizi<br />
a farci obliare i momenti felici</p>
<p>distrutti e divorati in un secondo<br />
e Dio non scenderà a salvare il mondo</p>
<p>e d’occhi neri e profondi<br />
muore l’orizzonte<br />
e non sarò mai capace di dirtelo<br />
che ti amo più di quanto resisto</p>
<p>Volevo raccontarti un sogno<br />
ma tutto è diventato reale<br />
appena ho aperto bocca</p>
<p>Ma se solo potessi baciarmi<br />
se solo potessi toccarmi<br />
capiresti in un solo momento<br />
Se tutto questo ci abbandonasse<br />
saremmo nudi come Adamo ed Eva<br />
e piangeremmo con voce rotta<br />
il nostro Inferno Perduto</p>
<p>E noi distrutti e divorati in un secondo<br />
e Dio non scenderà a salvare il mondo</p>
<p>Vorrei curare questa malattia<br />
esser capace di asportare la tristezza<br />
Vorrei poter lasciare<br />
qualche ricordo di me<br />
che non muoia dopo una sbronza</p>
<p>Proverò a scriverlo sulla sabbia<br />
Distruggerò queste rocce<br />
Spegnerò le lucciole<br />
lascerò asciugare la silice<br />
fino al giorno della mia morte</p>
<p>Poi di questa scogliera<br />
rimarrà solo<br />
un lungo sonno senza sogni.</p>
<p>***</p>
<p>[Ver. 4/9/2009, da ver. 19/2/2009 per la performance “9 16 23”]</p>
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