29 agosto 1922

La notte del 29 agosto 1922, dopo aver rischiato la vita per difendere il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, eretto solo due anni prima e già mira degli attacchi fascisti, Vincenzo Cermignani fu costretto a fuggire dal suo paese e abbandonare l’Italia su un’imbarcazione di fortuna.

Con lui, compagni nella difesa della lapide del Portico de’ Bartolomei e nella successiva fuga, c’erano altri due anarchici: Pasquale Di Odoardo e Tiberio Albani. La lapice che avevano strenuamente difeso dall’assalto delle squadre dasciste abruzzesi e marchigiane radunatesi quella notte riporta questa iscrizione: “Ai proletari vittime della guerra borghese / I reduci della lega proletaria memori / 2 maggio 1920”.

Quella è l’ultima notte di Cermignani in Italia. Anche quando tornerà, molti anni dopo la fine della guerra, sulla sue terra non splenderà più lo stesso sole che la illuminava quando per la prima volta aveva iniziato a ritrala nei suoi paesaggi: caleidoscopi di luci in cui ogni figura prendeva vita, dalle linee delle colline alle coste dorate, dalla spuma delle onde del mare all’intrico di foglie e rami degli alberi.

Non sarà più la stessa luce. Dopo quella notte, Cermignani e gli altri anarchici non vedranno più l’alba nella loro terra.

28 luglio 2013

Incipit

 

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