Convoluzione

Riflessi di suono
che rimbalzano da una parete all’altra
Segnali catturati
da un satellite abbandonato nello spazio
L’ultima volta
che ho visto questo cielo prima che crollasse

Siamo così lontani
che il mondo non è più lo stesso
Disturbi di frequenza incolmabili
che non trovano risposta
Il messaggio si frammenta
si scompone
in miriadi di riflessi

Non so più dirti chi sono
mentre ascolto la mia voce
rimbalzare sulle pareti nude
di questa stanza

Uno spazio vuoto
che parla di se stesso
restando in silenzio
restituendomi
ancor più cruda e metallica
la tua distanza

Uno sparo che esplode
per calcolare i tempi di reazione
una formula per la convoluzione
che mi faccia sentire
dove sono
meglio di questa camera anecoica
solitaria

I nostri segnali persi nell’aria
Gli echi infiniti dei nostri addii
La collezione frammentaria
di tutte le nostre menzogne
e di quei frammenti, ora
ricomporre un rompicapo
senza soluzione
e poi fuggire
attraverso lo spazio di un suono
attraverso il segnale portante
della nostra voce sola
la sorgente sonora
sempre più distante
il suono triste di questa stanza
sposta il ricevitore
di un altro battito cardiaco
e lancia un segnale attraverso le ere
che superi queste barriere
Ma tutto quello che riesco a chiedermi
è
dove sei, ora…

(26 settembre 2013 – ver. 14 ottobre 2013)

Legami nascosti

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