Fatemi partire

Cosa son tornato a fare?
In questo borgo da distruggere
con una testata nucleare
Vi racconto le ultime ventiquattr’ore
e poi ditemi
ditemi chi ha voglia di tornare
Fatemi solo trovare le sigarette
in fondo all’ultima tasca
nascoste in fondo allo zaino
svuotato e inutile ora
Cosa son tornato a fare
per avere voglia solo di partire
Camminare per le solite vecchie strade
le stesse strade in cui
passeggiavamo con una birra in mano
raccontando di posti mai visti
parcheggiare la macchina
in un parco
e preparare una canna
sperando non passino gli sbirri
quelli di cui sappiamo tutti i nomi
come delle strade
come dei nomi sui campanelli
le secchiate d’acqua
gettate dalla finestra
per cacciarci
le serenate cantate da ubriachi
sotto il balcone
della ragazza del liceo
che ci mandava sempre in bianco
Ora fa la commessa all’Iper
Il vecchio punk trentacinquenne
che spinge la carrozzella
con i suoi due figli e la moglie
Carla Roipnol
ferma sempre allo stesso angolo
ad aspettare che il suo uomo
venga a prenderla
Come minimo è già morto
Come tutto il resto qui, d’altronde
Mummificato sotto strati e strati
di ipocrisia e conformismo
nel solito spazio quadrangolare
della piazza
rimpiazzare il vecchio fotografo pazzo
con la mia Lubitel degli anni Ottanta
ciccare con la sigaretta spenta
e tutte le ore notturne
scaricate giù nel cesso
fra il bar con gli ubriaconi di sempre
e i vicini di casa
che vanno a giocare a calcetto
Ricordarsi di non aver mai imparato
a giocare a calcetto
mandare affanculo sottovoce
la vecchia ferma alla panchina del semaforo
Che cazzo son tornato a fare?
In questo mare senza amore
Datemi un treno per partire, per favore
Lei che siede al solito tavolo
del solito caffè
ha preso cento chili
da quando ha smesso con le Play Gin
e ora è passata al Valium
perché glielo passa la mutua
che lo passa alla mamma
e la mamma la tiene tranquilla
così non passa altre notti come quella
quando la figlia
ha cercato di accoltellarla
Il barbiere mi taglia i capelli
come dieci anni fa
e io torno al vecchio me stesso
quello che ho ucciso con piacere
e seppellito nel ripostiglio
insieme alle scatole dei ricordi
con i biglietti dell’autobus per Teramo
le lettere d’amore che non ho mai consegnato
le locandine del cinema
che hanno abbattuto
gli stecchini dei ghiaccioli
in spiaggia, il pomeriggio,
a far passare il tempo
con il costume a mezza gamba
e l’abbronzatura maturata
a stare senza un cazzo da fare
tutto il giorno
Tutti gli attacchi di vomito
della mia adolescenza da bruciare
chiuse in scatole sigillate ormai
ma da cui esce ancora
il fetore di quegli anni
O forse no, forse è la città stessa
che puzza dell’inutilità
del mio passato di provincia
delle morti indiscrete
nel bagno della stazione
delle giornate in caserma
perché avevi del fumo in tasca
dei finti rivoluzionari da quattro soldi
che adesso ti odierebbero se ti vedessero
o forse odiano di più se stessi
In questo borgo da sotterrare
In questo borgo da scaricare nel cesso
insieme a tutte le ore notturne
passate a sperare di cambiare
e a non fare nulla
per cambiare sul serio
Ora basta, davvero
Fatemi andare
Vado a prendere un’altra birra, l’ultima
Poi mi raccontate
cosa cazzo è cambiato in questi dieci anni
E sarà un bel quarto d’ora di silenzio
Me lo son cercato apposta
Non voglio più sentirvi
Voglio sentire solo il ronzio
dei lampioni anni Cinquanta
che si fondono
e poi mandarvi tutti a quel paese
Ma no, già ci siete!
Che cazzo son tornato a fare
In questo borgo da distruggere
con una testata nucleare
Voglio solo andarmene
Fatemi partire.

Legami nascosti

Un segreto svelato su “Fatemi partire

  1. Qui da me invece non c’è niente
    non c’è mai stato.
    Mai stata un’identità, un centro storico, un’abitudine, solo stupidi occhi indiscreti,
    solo una strada fiancheggiata da case e palazzi ammassati a caso, e stupidi sguardi indiscreti;
    i personaggi sono scomparsi tutti da tempo e non se ne ricorda più nessuno…
    c’è rimasto solo Danilo in viale Europa.

    Eppure questa volta, quando partirò, potrei avere un posto dove tornare,
    dove ho passato quasi tutti i giovedì sera dell’ultimo anno,
    potrei avere addirittura la sensazione di perdermi qualcosa,
    qualche sottile pulsazione locale
    anche se questa città è ormai morta da tempo.

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