L’ultima pagina

Ricordarsi i momenti brutti
più di quelli felici
le sconfitte a cui ti affezioni
nonostante l’abitudine a credere
che la tua vita possa migliorare

Il freddo delle scogliere ghiacciate
in cui ho passato ogni estate
dall’età della ragione
alla mia irrazionalità accogliente
Lasciarsi insultare dalla gente
mentre pesco monete
dal fondo del barattolo
per un’altra ombra di vino
Tanti anni passati
e sento ancora la sua voce
che riecheggia in una caverna
e m’invita a lasciar perdere
il sapore dolce-amaro
della rassegnazione
e la corteccia degli alberi
sotto cui mi son seppellito
per non credere alle idiozie
del mio ridicolo film muto
di cui ogni inquadratura
è un nuovo giorno
mentre la notte
la fossa profonda 100 chilometri
nel mio letto
soffia un vento gelido dal basso
io chiuso tra la finestra aperta
e il vuoto sdraiato al mio fianco
come la mia amante
più persistente e fedele
la promessa
mai richiesta
di una solitudine permanente
e la conclusione di tutte le storie
che grida forte nelle mie orecchie
come se la fine di un quaderno
fosse il segno tangibile
della fine della mia vita
dell’inutilità della mia esistenza
ma ho imparato
a scrivere romanzi incompiuti
dentro i quali intrappolare
il mio fantasma
se basta questo
ad essere un uomo
o se è solo un altro inganno
per dirmi che domani
sarà un giorno migliore

Solo
ricordati
di chiudere la porta
quando uscirai per sempre
dalla mia stanza

(Torino, 19 maggio 2013 – 10:53)

Legami nascosti

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