La prima volta con Dolly

La prima volta con Dolly è stato, come gli scrittori dei suoi tempi avrebbero detto, nel cuore della notte. Le passioni più forti si consumano dopo mezzanotte, e tra me e il mio nuovo amore non poteva andare diversamente. Già dal nostro primo incontro avevo presagito che non sarei riuscito a frenare il mio desiderio, e a ritardare a lungo il momento in cui l’avrei stretta tra le mie mani, con dolcezza e delicatezza, ma senza alcuna cautela, e dimenticando ogni pudore.

Il nostro incontro, a quel mercatino delle pulci lungo i prati del Talvera, sui quali siamo poi tornati insieme più volte, è stato un vero e proprio colpo di fulmine: l’ho vista, ho iniziato a dialogare con lei, ho ascoltato il dolce soffio del suo respiro mentre pian piano la avvicinavo a me, lo scatto deciso e il ritmo delle sue battute, e non ho potuto fare a meno di metterla alla prova, di indagarla, di cercare di guardarle dentro. Ora, dopo la nostra prima notte, non faccio altro che guardare il mondo attraverso lei.

Certo, è una signora di una certa età, e qualcuno potrebbe contestare il fatto che apparteniamo a generazioni diverse, a mondi ormai distanti, divisi da un lasso temporale e da anni di storie dimenticate che non riusciremo mai a raccontarci l’un l’altro. Ma la mia Dolly ha un fascino incontestabile; il fascino degli anni Trenta, se volete, il fascino di quel mondo che sembrava ancora capace di impressionarsi al primo raggio di luce – prima che il lampo di luce diventasse lampo di tempesta. Lei viene dalla Germania, da quella che poi sarebbe diventata la Germania dell’Est; e benché sicuramente abbia attraversato momenti difficili e vissuto storie drammatiche, essi non sembrano aver lasciato segni profondi sulla sua pelle: il suo sguardo, ancora limpido, continua a guardare avanti, allo splendore del mondo che la circonda.

Quando le pellicole sono arrivate, non ho saputo resistere: ho cercato di tergiversare, di non pensare a lei, chiusa in un cassetto della mia camera da letto… Ma alla fine non ce l’ho fatta: non sono stato in grado di resistere alla tentazione! L’ho stretta tra le mie mani, l’ho portata in una stanza buia, ho aperto i lacci che la tenevano chiusa e ho inserito la pellicola da 120 srotolandola delicatamente sopra l’obiettivo, fino ad agganciarla al suo rocchetto. Poi l’ho richiusa delicatamente, l’ho portata in braccio in camera da letto, e abbiamo trascorso insieme la nostra prima notte guardandoci allo specchio.

Le foto sono state scattate con la mia Certo Supersport Dolly del 1938. E’ un modello particolare, con il retro del corpo macchina montato al contrario rispetto alla norma (il mirino e l’aggancio per il treppiede sono in posizione opposta rispetto al modello base). La pellicola montata è una Ilford 100 Delta Pro (100 ASA, B/N), scaduta nel 2009. Nella descrizione delle foto ci sono alcune informazioni aggiuntive riguardo alla scena, l’illuminazione, il fuoco, l’apertura e i tempi d’esposizione.

Alle foto (in bianco e nero) scattate con la mia Dolly, seguono alcuni scatti illustrativi sulla macchina fotografica e la mascherina che ho usato per questo rullino.

Legami nascosti

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