Cruditées

Il generale tagliò un angolo della sua bistecca al sangue e lo portò avidamente alla bocca. Assaporò la polpa masticandola lentamente, e lasciando che il sangue all’interno e il sale all’esterno si mescolassero sotto i colpi dei suoi denti.

“Questa carne è deliziosa. Non trova, colonnello?”

Il colonnello continuò a sorseggiare dal suo bicchiere di vino rosso, mantenendo lo sguardo basso con tono di sufficienza.

La sala da pranzo del ristorante era piena di ufficiali delle tre armate. Un quartetto d’archi vicino all’ampia vetrata a giorno accompagnava il lussuoso pasto, stagliandosi in controluce sullo sfondo grigio di un’alba incerta. Fuori imperversava la tempesta, con i suoi lampi e le sue vittime.

“Dicono che sarà una stagione buona per la pesca d’altura”, riprese il generale, dopo un breve silenzio. “Lei ha già trovato uno skipper? Io dovrò rimpiazzare il mio, purtroppo. Sembra abbia avuto dei problemi di salute”.

“Sono fiacchi di corpo e di spirito, questi mediorientali. Doveva aspettarselo”.

“Quanto ha ragione, colonnello! Un popolo che non sa apprezzare un buon whisky invecchiato è un popolo che non sa vivere, non è vero?”

Il cameriere, un ragazzino quindicenne di carnagione scura, servì una tartare di pesce spada con le mani visibilmente tremanti.

“Sa cosa si dice, però, di questi teneri selvaggi?”, esordì la moglie del colonnello.

“No, donna”, la interruppe brusco il marito. “Quelli sono i neri, non i mediorientali”, e poi al generale: “Non la ascolti. Le donne! Pensano sempre di avere qualcosa di arguto da dire”.

In quel momento un rumore come di mitragliatrice irruppe bruscamente nella sala, coprendo il quartetto d’archi. L’ammiraglio era appena entrato dalla porta, portandosi dietro due ballerine di flamenco con le nacchere, ed esplodendo in una risata fragorosa come un colpo di granata gridò: “Buondì a tutti!”

“Il solito cafone”, bofonchiò il generale, riprendendo a divorare la sua tartare, e lasciando il sangue depositarsi agli angoli della bocca e scivolare dal labbro inferiore verso il mento.

“Ho sentito dire che volevano fare degli impianti petroliferi sulla Costa Azzurra”, riprese la moglie del colonnello.

“No, non li faranno”, rispose il marito, continuando a spolpare la sua bistecca. “Siamo civili! Non si può certo rovinare una così bella spiaggia. Dove dovremmo trascorrere l’estate? Che vadano a dare lavoro e civiltà dove ce n’è bisogno: in Nigeria, in Kuwait, nel meridione. Lì non aspettano altro”.

“Il bene comune prima di tutto”, ribattè il generale. “L’energia è un bene primario. D’altronde noi siamo qui proprio per difenderlo, non è vero?”

“Certo, generale, certo”.

“Eppure non riceviamo la gratitudine che meritiamo. Noi siamo qui a rischiare le nostre vite, per permettere agli operai italiani di avere un posto di lavoro, alla gente comune di andare in vacanza in macchina, e alle città di illuminarsi a giorno ogni notte. Se non ci fossimo noi, starebbero tutti al buio; e la gente dovrebbe uscir di casa per parlare con qualcuno”.

“Quanto ha ragione, generale!”, intervenne la signora. “Certo però, senza la televisione, la gente passerebbe il tempo in altri modi, non so se mi spiego”, e coprì con una mano la sua risatina. “Sarà per quello che gli immigrati fanno così tanti figli, che dite? Perché non hanno la televisione”.

“Sono incivili, incivili, questo è quanto”, borbottò il colonnello. “Senza religione, anzi peggio! Con preti che inneggiano alla guerra santa. Trattano le donne come schiave, soggiogate ai loro istinti animali, senza conoscere il contegno e la moralità di ogni sano cattolico”.

“Ma anche i nostri preti inneggiavano alla guerra santa”, rispose acida la moglie. “Ricordi le crociate?”

“Oh, per carità! Quello era il medioevo. Ed era per una giusta causa”.

“Tutte le guerre hanno una giusta causa”, chiosò il generale. “L’accrescimento delle ricchezze e il mantenimento del potere. Questo a dimostrazione che solo i ricchi possono permettersi l’onore della guerra. Le guerre tra poveri sono insulse e volgari!”

Di colpo ci fu una fiammata che illuminò tutta la sala, terrorizzando tutti gli ufficiali ai tavoli. “Che diavolo combini!”, gridò il generale. Il cameriere aveva appena flambato la crêpe suzette, ma aveva evidentemente messo troppo liquore. “Se non sapete gestire l’alcol, evitate di maneggiarlo! Razza di idioti!”, continuò il generale.

“Inammissibile!”, intervenne il colonnello a voce bassa, riprendendo ad armeggiare con le posate nel suo piatto. “Stanno attentando alla nostra vita. Non si attengono alle regole, fanno come vogliono”, e poi al cameriere: “Se dipendesse da me, lei ora sarebbe di fronte ad un plotone d’esecuzione! Non sa quant’è fortunato, ad essere un civile!”

“E’ incredibile!”, riprese il generale, ancora sconvolto. “Comunque ha proprio ragione, colonnello. Questo mondo funzionerebbe molto meglio se fossero tutti militari. Altro che democrazia!”

“Parole sante, generale”, rispose l’altro, alzando il calice per un brindisi. “Parole sante”.

 

 

(06 maggio 2012 12.52)

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