Ferite

Ha molto meno senso di quel che pensi.

Sono ferito. Non so perché quest’abitudine quasi maniacale a guardare le mie ferite. Da piccolo mi sbucciavo spesso le ginocchia. Ogni volta stavo lì a fissare le escoriazioni, le gocce di sangue che imperlavano i lembi di pelle lacerata, i residui di polvere o terra tra le pieghe della cute. Dopo aver disinfettato tutto attentamente, coprivo la scena con dei cerotti – di solito due. Poi, trascorse un paio d’ore, quando ormai l’immagine della mia carne cominciava a svanire dalla memoria, riaprivo la ferita e tornavo a controllare la scena. Di continuo, fino a quando le piastrine non avevano la meglio.

Ho continuato a correre guardando solo le mie ginocchia che si sollevavano. Lo faccio da anni, ormai. Una volta chiesero ad un maratoneta perché continuasse a correre. E lui disse semplicemente: “per raggiungere il traguardo”. L’acido lattico invade le cavità del mio cuore. Sento la marea nera diffondersi. Quando sappiamo di aver raggiunto il traguardo?

I film d’amore finiscono sempre bene. Lui e lei si ritrovano, si baciano, e la musica di chiusura fa presumere che continueranno ad amarsi per sempre. Eppure le storie d’amore, nel mondo reale, continuano a finire. Siamo felici finché tutto va bene. Poi di colpo tutta la felicità scompare. Come se non fosse mai esistita.

Cos’è l’amore? Davvero è una corrispondenza uno ad uno, che non permette eccezioni ed esclusi? Cosa succede se si sbaglia tutto con la persona che dovrebbe essere l’altra metà della tua esistenza?

Tutti chiedono seconde possibilità. Non sempre vengono concesse. Se investo una persona con l’auto e la uccido, non posso più tornare indietro. Non potrò mai più dimenticarlo. Cosa succede se la persona non muore? Il risultato è davvero diverso? Avrei potuto uccidere qualcuno. E’ come se avessi già ucciso. Io non posso più dire di non essere un assassino…

Non potrò mai rimuovere dalla mia mente quell’immagine. E’ come se rappresentasse tutto quello che posso arrivare a provare ora. Non è successo, mi ripetevo, non è successo, avrei potuto evitarlo così facilmente, non è possibile che io abbia fatto così tanti errori stupidi uno dietro l’altro. Non è possibile, devo tornare indietro e rifarlo daccapo, perché tutti chiedono seconde possibilità. Ma non tutti le ottengono. Non c’è il pulsante di riavvolgimento. Se si taglia non si può più riunire insieme i lembi della ferita. Il sangue fluisce fuori, si raggruma in pose scomposte e aberranti, crea incubi di dolore e colpa, e non permette salvezza o fuga.

Non è possibile che facessi tanti errori e riuscissi a distruggere la cosa più bella della mi vita, e invece l’ho fatto. Il crimine peggiore non è uccidere la più innocente delle creature, ma non riconoscere le proprie colpe. Almeno ho commesso solo il secondo peggior crimine…

Qual è la storia d’amore della vita di un uomo su cui scrivere la sceneggiatura per un film? Il suo primo amore, ma poi è finito… la donna che ha sposato, ma forse non sarà l’ultima persona della sua vita… l’ultima donna che amerà prima di morire. Allora le storie d’amore non si possono mai raccontare. O forse solo quando sono finite. E quindi tutti i film d’amore dovrebbero avere un finale triste.

Il maratoneta continua a correre in avanti. Cosa succede se io ho già superato il mio traguardo? Cosa succede se l’unico vero amore della mia vita è alle mie spalle, irraggiungibile, e divento consapevole che non potrò mai più provare amore per nessun altro?

Tutto si dissolve nelle eterne nebbie del divenire. Sento pulsare i battiti cardiaci della città. Eppure il mio cuore è solo; come se nessuno potesse ascoltarlo. Non posso parlare. Scrivere non è più sufficiente.

Continuo ad aprire ferite sul mio corpo. Sono così abituato al dolore che non riuscirei a sentirmi vivo senza. Ho sofferto così tanto da aver dimenticato perché ho accettato di soffrire. Ma questo potrebbe arrivare a dirlo chiunque, se gli dai tempo sufficiente.

Tutto questo ha molto meno senso di quello che pensi. Non è una condanna, e di certo non una dichiarazione di innocenza. E’ solo il bambino con le ginocchia rotte che continua ad ammirare le sue ferite. E a sperare che non si rimarginino mai…

[28 agosto 2010 - 5:30 a.m.]

Frammenti di senso

percorsi diversi, rifugi personali