Sipario

Basta. Non ha senso. Sono intrappolato nel mio stesso labirinto. Sono io che ho costruito questo gioco, e non posso più far finta di non odiarne le regole. Ogni nuovo tentativo di confessione è una nuova trappola, un nuovo nascondiglio che mi occulta agli occhi degli altri.

L’attore è salito sul palco ubriaco. Il pubblico non se ne accorge. Lui è lì, che li fissa, terrorizzato. Sapendo che non potranno mai capire il suo dolore. Loro lo guardano, in attesa della sua prima battuta. Allora l’attore comincia la sua scena, per rompere il ghiaccio. Gli avventori iniziano a ridere, quelli in prima fila guardano attenti le sue espressioni. Poi lui non ce la fa più, si ferma. Confessa il suo amore perduto. Tutti rimangono in silenzio, in attesa della prossima battuta. Ma lui li guarda, prima irritato, poi furente. Ma non capite, grida, non capite? E il pubblico rimane in ascolto, affascinato dai suoi gesti e dalla sua voce. E’ proprio un bravo attore, mormorano tra loro, e assistono ammaliati al suo spettacolo. Ma l’attore ora è in lacrime, li aggredisce con le sue parole; eppure nessuno riesce a capire, nessuno si accorge che è da tempo uscito dalla finzione scenica. Ma non capite, grida, non capite? Salta per tutto il palco, si aggrappa alla tela rossa del sipario con le unghie, cerca di strapparla coi denti, batte coi pugni sui bordi del proscenio, eppure non riesce più a scendere: non riesce più a dare un senso al mondo aldilà di quella linea; né gli avventori riescono a vedere aldilà della finzione. L’attore grida, si dispera. Ma sa che non c’è più soluzione. Allora prende la corda che lega il sipario, la stringe stretta al collo, e poi fa cenno al gobbo di aprire la botola sotto i suoi piedi. Mentre strabuzza gli occhi e i suoi piedi ondeggiano nel vuoto, il pubblico si alza, dedicandogli una commossa standing ovation.

Sipario.

Legami nascosti

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