Alice
La mattina mi fermo a fissare Alice mentre si sveglia.
Controllo il suo respiro, con l’assurda speranza che perda un colpo o aumenti il ritmo per colpa della mia presenza. I suoi occhi si schiudono dolcemente mentre la luce penetra dai buchi della serranda. Mugola piano, mentre pian piano schiude le palpebre, poi stringe le coperte ancora un po’ e piega il polso per poggiarlo sul cuscino. I suoi capelli sono in disordine, fa un primo gesto per rimetterli in ordine, o semplicemente per toglierli da davanti al suo viso, si gratta una guancia o stropiccia gli occhi, poi sorride. Sorride.
Sorride sempre, ogni volta che si sveglia.
E’ bellissimo.
Scende lentamente dal letto facendo scivolare i piedi uno alla volta sul tappeto a forma di cuore, su cui entrano a malapena la sua figura e le pantofole; poi lascia che l’aria fredda della camera la svegli un po’, prima di avvicinarsi alla finestra, alzare la serranda fino al soffitto e lasciar penetrare la luce nella stanza. I raggi le bagnano le guance, generosi e dolci. Lei si stende sulle punte, si sistema la coulotte e si volta in cerca della vestaglia.
A quel punto la lascio. Scendo in strada, ad osservare la città svegliarsi lentamente.
Marco passa sempre a chiamare l’amica per fare la strada fino alla fermata dell’autobus insieme. Ha lo zaino su una spalla sola, si ricontrolla nello specchietto destro di una macchina parcheggiata, con la speranza di sembrare più carino del solito. Lisa però non è innamorata di lui; scende giù dalle scale di corsa, si trascina la sua sacca con pochi libri e tanti quaderni ricoperti di scritte e gli dà una botta sulla spalla per salutarlo. Li seguo fino alla fermata. La vecchia Aisha è stanca come al solito, sbuffa nuvolette di fumo che certo non fanno bene alla sua bronchite, aspetta come al solito il nipote che verrà a chiedergli qualche soldo. Alessio, che lavora in un ufficio pubblico, la guarda sempre un po’ storto perché non si fida molto degli immigrati. Sono lì, in quattro o cinque, a volte anche in più, e non si parlano mai. E io non capisco perché. Loro che possono, non capisco perché non parlino tra di loro, non si amino come dovrebbero fare tutti, finché è loro concesso - non capisco perché mantengono distanze inutili e impossibili, senza dare alcun senso a quei dieci o quindici minuti di attesa.
Lascio la fermata appena mi arriva questo pensiero, e raggiungo il bar poco distante, dove Yari saluta tutti con un sorriso di mestiere, pronto alla macchina del caffè, che pensa alla sua Raluca a casa che lo aspetta.
I bar sono sempre belli da visitare, soprattutto di mattina. Tutti passano di lì con i loro propositi per il giorno, o ancora liberi - forse solo per dieci minuti - dagli affanni che li aspettano. E sembrano speranzosi, o semplicemente spensierati, o stanchi ma pronti a lottare per un giorno in più, ancora.
Quelle tazzine di caffè sembrano totem della continuità della vita. Li fisso sorseggiare caffè da tazzine bollenti, lo zucchero che si scioglie sul fondo e lascia uno strato bruno che alcuni raccolgono col cucchiaino; altri lasciano la schiuma di latte coprire le pareti della tazzina, o gli sbuffi di zucchero a velo dei croissants cadere sulla superficie cremosa del caffè, poi bere rapidamente un sorso d’acqua, salutare con un gesto e con un sorriso, pagare e tornare al resto dei propri problemi.
Ernesto rimane in un angolo, con una tazza di tè in cui versa una quantità misurata di latte, con dovizia quasi maniacale. Siede ad un tavolino vicino alla vetrata che dà sulla stazione; guarda la gente passare, aspettare il treno, incontrarsi; e aspetta. Aspetta che qualcuno si ricordi di lui o si accorga che è vivo, e vuole solo un po’ di amore. Ora io e lui siamo molto simili - forse prima un po’ meno. A lui, in realtà, manca solo di morire per essere proprio come me.
Sfoglia lentamente il suo taccuino, ogni tanto annota qualcosa, scrive un nuovo verso del suo poemetto personale, e aspetta.
Io so già che non posso aspettare nulla, perché non c’è nulla per me dopo adesso. Ma mi piace immedesimarmi in lui ogni mattina, almeno qualche minuto.
Spesso esco attraverso la vetrata e osservo la gente che aspetta il treno, per crogiolarmi ancora un po’ nella sensazione dell’attesa. Nella stazione sembra di poter vedere i ritmi di tutta la città: gente in arrivo pronta a distribuirsi tra strade ed autobus; gente in partenza con una meta ben precisa, che sonnecchia durante il viaggio o aspetta di arrivare, per andare a lavoro o all’università, altri semplicemente per fare compere, o tornare a casa di lui o di lei.
Lara si sveglia sempre molto presto, fa colazione nel bar della stazione e lascia passare un paio di treni prima di prendere il suo. Ogni tanto la seguo: si mette a fissare le case aldilà del finestrino, le campagne che si stendono col loro verde accogliente, cercare il letto dei fiumi con lo sguardo, sorridere ai passeggeri che le chiedono se possono sedersi nei posti vicini al suo.
Quando arriva alla sua fermata scende con un saltello, passa dal cartolaio aldilà della strada e raggiunge Carlo a piedi.
Di solito lui dorme ancora, quando lei arriva. Le apre la porta ancora in pigiama, con gli occhi assonnati. E le dice se vuole che prepari un caffè, mentre lei gli passa il giornale. Dopo il caffè, si baciano, rimangono abbracciati un po’ sul divano, lei si riaddormenta mentre lui le legge la pagina della cultura. Poi si arrende e la stringe a sé, coccolandola.
E in quel momento pensa che potrebbe uccidere Dio se solo provasse a togliergliela.
Io purtroppo non posso dirgli che non esiste: non riesco a comunicare con nessuno. Io ho visto cosa c’è aldilà della morte. E non c’è assolutamente niente - solo quello che avevo lasciato lì quando ero in vita.
Quando sono morto sono semplicemente scomparso dalle esistenze di chiunque altro. Non è invece successo il contrario. E questa è l’unica cosa che mi fa credere che io possa ancora “esistere”, in qualche modo.
Quando sono morto non ho avuto neanche il tempo di rendermi conto che tutte le cose che noi crediamo sulla morte e sull’aldilà sono false. A quanto pare non esiste nessun aldilà. L’unico aldilà sono io.
Quando ero vivo, speravo anch’io di incontrare Dio. Invece non c’era nessuno. Ero semplicemente solo, abbandonato da tutto. Ho anche pensato che forse avrei trovato qualcun altro come me, e invece non c’era assolutamente nessuno. Forse avevo perso qualcosa, forse mi hanno semplicemente lasciato indietro e si sono scordati di venirmi a prendere.
L’unica cosa che so è che non c’è nessuno che riesca a vedermi, o con cui io possa parlare, né nulla che io possa toccare o prendere. Ho l’impressione di essere nello stesso mondo di sempre, eppure è come se non ci fossi.
Come se tutti si fossero dimenticati di me di colpo. Come se non fossi mai esistito. Ed ora posso solo guardare gli altri vivere. Non è vero che da morti scompaiono tutte le paure; le mie paure da vivo erano niente in confronto alla paura che provo ora.
Ho il terrore di scoprire cosa succederà quando anche Alice morirà. Cosa succederà allora? Ci ritroveremo, in questo aldilà privato, io e lei soli nell’universo, senza poter far altro che osservare le vite degli altri? O anche lei si ritroverà intrappolata nel suo inferno personale, senza poter mai più rincontrarci? E’ per questo che non so se sperare che lei muoia il prima possibile o che non muoia mai: perché almeno adesso ho la certezza di poterla vedere risvegliarsi ogni mattina.
O forse, quando lei morirà, io semplicemente scomparirò nel nulla, smettendo definitivamente di esistere. Perché lei è l’unica cosa che ancora mi lega all’esistenza.
Io non so niente. Non ricordo niente. Ho solo paura. La cosa che mi manca di più di quando ero vivo, è che almeno, quando stavo così, potevo pregare. Ma adesso so che nessuno potrebbe mai raccogliere le mie preghiere.
Sono solo. Il vento soffia forte, fa alzare i cappotti. Torno ad osservare la città che si sveglia. Mentre io aspetto di nuovo la prossima mattina.
[24 novembre 2009, 8:37 p.m.]
percorsi diversi
“Alice” è stato nascosto all'interno di istantanee e nascondigli da arp.
- Nascosto il:
- 25.11.09 / 11am
- Dove:
- percorsi diversi
- Vicino a:
- Nessun altrove
- Domande:
- addio ::: amore ::: anima ::: buio ::: condanna ::: dio ::: distanze ::: dolore ::: ferita ::: freddo ::: infinito ::: morte ::: notte ::: nulla ::: sguardo ::: silenzio ::: solitudine ::: sorriso ::: vita ::: vuoto
- Risposte:
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