Autopsia di un corpo vivo senza anima

Con l’autorizzazione del Santo Priorato e sotto la benedizione di Dio, io A.H., Primo Censore delle carceri del Lethe e Professore Emerito della Teologia Segreta, e C.A., Medico Anatomopatologo, Psicografo e Psicomante sotto il sigillo del Santo Priorato, procediamo in data XIIII.VIII… all’autopsia del corpo di N.A., data e luogo di nascita sconosciuti, di età presumibilmente inferiore ai quaranta anni, il quale è stato colto in colpevole possesso di un corpo vivo privo della rispettiva anima.

L’autopsia procede con l’apertura della cavità toracica tramite incisione con scalpello longitudinale dall’inizio dello sterno all’addome e orizzontale lungo le clavicole fino ai muscoli delle spalle. Il dottor. C.A. procede alla rimozione della parte anteriore della cassa toracica tramite sega a rotazione. Il paziente riferisce dolori alle costole inferiori, pur non mostrando segni di insofferenza al momento della rimozione delle clavicole e delle costole superiori.
In questa fase, il dottor. C.A. ed io procediamo alla constatazione della mancanza del miocardio all’interno della cavità toracica. Nonostante questo sia un segnale degno di nota, non pare giustificare la presenza di un corpo vivo in assenza di anima. Il dottor C.A., in qualità di esperto psicografo, conferma questa osservazione.
Procediamo ad un rilievo anamnestico, facendo notare al paziente l’assenza del cuore nella cavità toracica. Il paziente riferisce di averlo venduto in cambio di qualcos’altro, tuttavia aggiunge di non ricordare né a chi né in cambio di cosa.

L’ulteriore constatazione delle profonde lacune nella memoria del paziente, rilevate in un primo momento già in fase di prelievo e nelle varie fasi processuali, nonché al momento dei numerosi rilievi anamnestici succedutisi negli ultimi mesi, sposta la nostra attenzione dalla cavità toracica al cranio.
Dietro mia autorizzazione, il dottor C.A. procede al taglio e alla rimozione della calotta cranica, incidendo tramite scalpello la fronte del paziente, partendo dalla tempia sinistra per arrivare alla tempia destra. Al momento del passaggio dello scalpello al centro della fronte, il soggetto emette un segnale di dolore acuto tramite il suo canale orale.
Diversamente da quanto avvenuto durante l’apertura della cavità toracica, il soggetto mostra una reazione smodata, tramite emissione continua di grida senza senso, combinazione di catene di parole prive di significato, lamenti puerili accompagnati da essudazione di lacrime dalle cavità oculari e nasali.
Io e il dottor C.A. procediamo alla registrazione di eventuali espressioni utili all’indagine, concordando sull’individuazione di alcune parole con cui il soggetto continuava a comporre la stessa frase. Essendo la frase priva di senso, riportiamo qui solo le parole separate, in ordine di comparsa:

unico / legame / vedere / anima / altri

Ad una più attenta analisi dell’incisione, notiamo la presenza di un bulbo oculare, di dimensioni ridotte vicine a quelle del bulbo oculare di un gatto, reciso a metà, posizionato al centro della fronte. Su tale anomalia il dottor C.A. non riesce ad esprimere un parere chiaro e sicuro. Accantonando per il momento il problema dell’occhio, procediamo alla traforazione della calotta cranica e all’asportazione delle meningi.

L’indagine dell’encefalo parte dai lobi frontali: sul lobo frontale destro il dottor C.A. rileva la presenza di un gigantesco nido di ragno, coperto dal cadavere di una vedova nera con gli arti conficcati nell’emisfero destro fino a toccare le aree di attivazione dei processi emotivi.
All’apertura del nido di ragno, notiamo la presenza di circa un centinaio di feti morti in avanzato stato di decomposizione. A detta del dottor C.A., invece, la vedova nera non dovrebbe essere morta più di qualche settimana prima.
Una successiva esplorazione della cavità cranica rileva la mancanza della ghiandola pineale ed una grave ipertrofia dell’area di Broca e dell’area di Wernicke, che si estendono su buona parte del lobo temporale.

Terminata l’autopsia un’ora prima dell’alba, il soggetto mostra infine segnali di totale morte cerebrale e fisiologica. Completate le dovute analisi e raccolti tutti i dati necessari, io A.H. e il dottor C.A. arriviamo alla conclusione che il ragno nel lobo frontale destro era l’unica creatura dotata di anima nel corpo del soggetto N.A., giustificandone così la sua presenza nel mondo dei vivi, e che alla sua morte il corpo del soggetto N.A. ha continuato a muoversi per pura inerzia fino alla totale estinzione delle energie latenti.

Conclusa l’autopsia, procediamo all’eliminazione del corpo.

[14 agosto 2009, 1:40 p.m. - revisione 15.08.09]

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