Ballata del Cavaliere Stanco

Questa è la ballata stanca
di un cavaliere senza più un’arma
Sconfitto dalle piaghe del destino
piegato dal peso impronunciabile dei desideri

Ho vagato a lungo di notte, nel buio
Commuovetevi per me, è l’unica richiesta
Forse domani spegnerò anche quest’ultima speranza
e sparirò prima di saperne abbastanza

Vi saluto con le lacrime ed il riso
per comprovare che in ultimo
si è di nuovo soli

Per confessare che il mio malessere non era passeggero
e consolarvi col mio ultimo segnale di fumo

Per sapervi dire quanto falso sono stato
quanto vile
e inutile
era la mia vita
Perché non vivere è il silenzio che ho provato
Ho toccato il fondo e risalendo ho respirato
Ho respirato costretto dal mio ultimo rantolo
Ho soffocato i polmoni e il mio grido di cigno bianco
in un languido lamento morto e stanco
Ho venduto la mia purezza come una puttana
aspettando che passasse di lì la mia anima
Ho ripulito dal sangue le mie strade
per poi aver le mani sporche in eterno
Avrò perso decine di scogli
Gil altri li ho abbattuti
Ho cantato a lungo invano di storie altrui
senza sapere che parlavo di me con l’anima mia
e che ogni discorso era già concluso

Ho riassunto le mie brevi parti in teoremi
Ho costruito palazzi con le memorie
Ho abolito il divieto di suicidarsi
Ho condannato chiunque si avvicinasse alla tristezza
e favorito i miei comodi servitori

Ho chiesto loro una dignità che mi coprisse come un manto
appoggi di fiducia da rubare come scudo
Ho rapito baci di saluto
e ho preteso falsi sogni senza linguaggio

Ho racchiuso il mio castigo in un cassetto
Ho allentato la mia corda attorno al collo
Ho liberato i conigli viola a suicidarsi
e i vini di tutto il mondo ad andare in malora

Ho disfatto le valigie dei vecchi tempi
Ho allungato le gambe alla bugie
Ho spostato le lancette di orologi rotti
e rotto l’asse centrale della meridiana

Ho conosciuto le ballerine del Pigalle senza veli
le ho sconfessate di fronte a Dio
e spezzato i loro steli

Ho strappato i fiori che mi porgevano davanti
bruciato i petali in cenere di pianto
raccolto le ceneri in neri vasi votivi
e lavato in essi gli stracci dei miei ricordi

Ho strappato gli stracci dei miei ricordi
bruciato i fili in poesie senza senso
creato ballate con i rumori di una cantina
e canticchiato i ritornelli nella tomba

Ho sradicato le ultime salde verità
le ho rese vane di fronte ai loro occhi
le ho vanificate davanti a me e solo
Solo sono riuscito a disprezzarle

Ho rinsaldato le antiche alleanze nere
aspettando ancora di averne buoni profitti
Ho aspettato l’occasione migliore
per ringrigire il mondo dei miei lordi turpiloqui

Ho raggiunto l’ultrasuono volatile
Ho saltato le lezioni di simpatia
Ne ho fatto tesoro in prima vecchiaia
Poi ne ho perso i denti fra le gambe di una puttana

Ho simulato il mio vagito con un conato
Ho ributtato fuori tutto ciò che avevo dentro
Ho dato lezione delle più immonde concezioni
Sono stato esempio di degenerate genesi

Sono scappato via dal mio mortuario
Non ho pianto al mio funerale
Ho commiserato la pioggia e l’amore
e ho saputo averli lontani quanto basta

Ho conosciuto le rescissioni del cuore
ho liberato per l’ultima volta l’anima
Ho scoperto di non essere più solo
e di non poter più incatenare anche me stesso

Ho rivalutato la mia avventura
sapendo che non era vero nulla
Ho di nuovo visto oltre la cortina di smog
e di nuovo richiesto un ultimo aiuto

Deluderò di nuovo le aspettative di tutti
Non è detto, in fondo, meglio aspettare
Non ho richieste oggi, non ho pretese alcune
Solo di piangere al mio funerale.

(29 febbraio 1996 – ver. 8 giugno 2009)

Legami nascosti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.